Lo scandalo Volkswagen coinvolge anche BMW e non è escluso si estenda ad altre case automobilistiche. L’origine non va ricercata in un’iniziativa illegale di VW, ma in ciò che viene stabilito dal Regolamento europeo (CE n. 175/2007), in particolare per le auto diesel: limiti molto stringenti per le emissioni degli ossidi di azoto a partire dal 1 gennaio 2011 (Euro 5) e poi dal 1 settembre 2015 (EURO 6); procedure di omologazione dei veicoli nuovi da effettuare su «banco», ovvero in laboratorio; verifica dei dispositivi di controllo dell’inquinamento ogni 5 anni o dopo 100.000 Km. Il combinato disposto dei limiti di emissione e della procedura di omologazione è alla base dello scandalo. I costruttori, per evitare che durante l’omologazione i limiti siano superati, fanno funzionare il veicolo, ovviamente dotato dei dispositivi per il trattamento delle emissioni a basso regime, in condizioni molto diverse dall’uso degli stessi veicoli su strada. Sul piano formale, quindi, le emissioni oltre i limiti rilevate negli Usa risultano «legali» in Europa. Da direttore generale del ministero dell’ambiente avevo in più occasioni segnalato alla Commissione Europea l’ipocrisia di questa regolamentazione sollecitando la modifica della procedura di omologazione per fare in modo che i nuovi veicoli venissero «testati» nelle condizioni d’uso, secondo la procedura internazionale utilizzata negli Usa. Gli stessi costruttori, avendo presente il rischio della contraddizione tra le due procedure, avevano ventilato il ricorso ai motori ibridi (diesel-elettrico) che possono rispettare i limiti su strada, ma poi avevano preferito rimanere nell’ipocrisia della regolamentazione. Finalmente, nel 2014 la Commissione Europea ha deciso di introdurre la procedura internazionale WLTC anche in Europa per veicoli nuovi immatricolati dal 2017: i buoi però sono scappati dalla stalla. La contestazione delle autorità USA ai tedeschi riguarda dunque non una «truffa» evitabile, ma l’applicazione da parte del software per allineare le emissioni di omologazione a quelle reali che è la conseguenza di questa contraddizione. Berlino affronta lo scandalo richiamando le regole europee e affrontando in modo chiaro e duro la contraddizione con le norme americane che rischia di affossare le case automobilistiche europee e dare un vantaggio incolmabile ai produttori americani e giapponesi di auto elettriche e ibride. C’è da augurarsi che la Germania sia in grado di superare la crisi accelerando l’introduzione della procedura di omologazione WLTC per i veicoli Euro 6 già in circolazione. Ciò comporterà l’introduzione di nuovi dispositivi e l’innovazione della tecnologia. Saranno necessari investimenti importanti, ma è meglio recuperare subito che farsi trascinare in una crisi che potrebbe avere effetti economici e occupazionali gravi non solo per la Germania ma per tutti i Paesi manifatturieri d’Europa, noi compresi. Angela Merkel, e il suo vice Sigmar Gabriel, entrambi già ministri dell’ambiente, hanno nelle loro mani la soluzione.
«Avevo chiesto a Bruxelles la modifica dei test»
di Corrado Clini, ex ministro dell'Ambiente