Il ticket «della vittoria»? «Perché non pensare a Matteo Salvini e Giorgia Meloni?». Parola di Roberto Maroni. Arriva direttamente da Atreju l’ipotesi della cabina di regia che potrebbe sfidare Matteo Renzi. L’uscita che non ti aspetti arriva proprio da lui: da Maroni, l’indiziato «contraltare» del leader della Lega in carica. E invece l’assenza discussa di Matteo Salvini alla kermesse dei giovani di Fratelli d’Italia, almeno da questo punto di vista, non si è sentita: ci ha pensato il governatore della Lombardia a rilanciare l’asse sovranista sperimentato alle regionali in Toscana e nelle Marche e a individuare nei due leader emergenti la chiave possibile per scardinare il renzismo. Certo, Maroni ha declinato anche le sue specificità: ha spiegato, ad esempio, che nella battaglia campale di Milano il suo modello non prevede esclusioni: «Si vince solo uniti, anche con Ncd. Se si perde a Milano diventa tutto più difficile». Un ragionamento distante dalle chiusure del segretario («Dove c’è la Lega non c’è Alfano»), le cui rigidità però vengono considerate comprensibili da Maroni rispetto al ruolo: «Io sono a capo di una coalizione di governo e mio compito è mediare. Lui è a capo di un partito e sta lottando per affermare una leadership sulla coalizione». Il punto, insomma, è che sull’asse delle primarie e sulla staffetta generazionale Atreju sembra riavvicinare Fratelli d’Italia e Lega Nord. In mattinata ci aveva pensato Giorgia Meloni ad inaugurare la tre giorni rilanciando le sue coordinate nel momento in cui nel cantiere del centrodestra le maestranze coinvolte vanno un po’ in ordine sparso. «All’interno di Atreju si parla di ricostruzione del centrodestra – ha spiegato - Incontriamo alcuni esponenti di spicco che si definiscono di questa metà campo, alla ricerca di un terreno comune». Un terreno comune, certo. Ma - come è avvenuto con l’incontro romano di giovedì con Salvini, Gasparri e Fitto – non è per nulla un dettaglio capire come qui intendono ricercarlo: «Senza accordi fatti all’interno del palazzo – ha rilanciato la presidente di Fratelli d’Italia - senza alchimie che la gente non capisce. Vogliamo tornare tra gli italiani e chiedere a loro, tra i modelli che vengono presentati, qual è quello più efficace». Insomma, se l’obiettivo «è vincere», il metodo è «ricostruire, ma non ad ogni costo». Messaggio rivolto agli alleati di Forza Italia: «Se ci viene chiesto il tatticismo di sostenere un giorno Renzi e un altro giorno andargli contro, bè questo non siamo disposti a farlo». Un altro sms, poi, è stato spedito a Salvini. Se Meloni ha sottolineato «l’ottimo lavoro» svolto dal leader del Carroccio, specificando però: «Dopo di che io credo che certe scelte le debbano fare gli italiani, non i capi di partito né i giornalisti». No ai ticket, insomma, a maggior ragione se decisi nei vertici a porte chiuse. «Io continuo a chiedere elezioni primarie. Ho sentito Salvini e Berlusconi parlare di ticket ma pensavo fosse superata la stagione in cui i ticket si decidevano ad Arcore». La soluzione? «Se facessimo le primarie e decidessimo che i primi due che arrivano sono automaticamente un ticket, faremmo una cosa che sicuramente piace di più agli italiani». E qui arriva la stretta di mano di Maroni: «Per noi le primarie sono lo strumento migliore per scegliere chi sarà il candidato premier». Anche i ticket a quanto pare.
Anche Maroni rottama Silvio «Salvini-Meloni per vincere»
Il governatore leghista: contro Renzi è l’unico ticket possibile Giorgia: basta accordi ad Arcore, il Cav non deve ricandidarsi
