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Politica

Alemanno: «Gasparri? In Tribunale ha già perso»

«Quei soldi servono a costruire un nuovo partito»

Donna Assunta Almirante non apprezza il progetto di rifondare An partendo dalla Fondazione. Come potrebbe farle cambiare idea? «L’ho chiamata, ci siamo chiariti sul piano umano. La prossima settimana ci incontreremo per parlare del progetto politico». Gianni Alemanno, nonostante gli strali della vedova dello storico segretario del Msi, è fermamente convinto che vada ricostruito un grande partito di destra, con l’ausilio della Fondazione, perché «a destra politica e cultura procedono insieme». Onorevole Alemanno, da dove parte l’idea di riaggregare una forza nazionale e sociale? «Siamo insoddisfatti della rappresentanza della attuale destra italiana. Dopo la tradizione del Msi e la vicenda controversa di An, che però raggiunse il 15%, constatiamo che Fratelli d’Italia non supera il 4%. Per questo il sogno di una grande destra non può essere abbandonato». Come nasce la mozione dei quarantenni per rifondare il partito? «È il risultato del lungo lavoro realizzato con ForumDestra. Dal convegno all’Adriano nel febbraio scorso, abbiamo aggregato trenta sigle diverse, differenti sensibilità di destra». Chi è in prima linea in questo progetto? «Non la vecchia guardia, ma un gruppo di quarantenni che ha lanciato temi che vanno dalla riaggregazione della destra, all’impegno politico della Fondazione An e alla sua democratizzazione». È quello che chiede la mozione di Nicola Bono. «La condividiamo e sosterremo: il consiglio di amministrazione deve essere eletto dall’assemblea e in più noi proporremo l’incompatibilità per i parlamentari in carica, affinché ci sia meno esposizione politica. Io stesso non mi candiderò». Si inizia dall’associazione per la destra unita? «Sì, una associazione come luogo di aggregazione anche per chi non ha aderito a nessuna sigla, come punto di incontro. Tra sei mesi o un anno, con un’Assemblea di confluenza con altre sigle, come FdI e La Destra, ci potrebbe essere il passo verso un congresso costituente». Rifarete un partito unico con sedi e risorse della Fondazione? «Facciamo un’associazione per vedere chi ci sta, anche con la doppia tessera per chi sta già in altri partiti. Per fare questo non servono molte risorse ma è necessario che la Fondazione dia il suo imprimatur politico per garantire che questa è una casa veramente aperta a tutti coloro che provengono dalla nostra tradizione. Il partito politico arriverà dopo, solo se l’aggregazione avrà dato risultati qualitativamente e quantitativamente interessanti e ovviamente con l’accordo di tutti coloro che operano nell’area di destra, a cominciare da FdI». Quindi le risorse vanno impiegate nella rifondazione? «Le risorse devono essere impiegate per favorire la riaggregazione della destra. Oggi tutto è in mano a Renzi e noi vogliamo tenere congelata una Fondazione con risorse per la politica immense? Non c’è nessun motivo giuridico per non permettere alla fondazione di operare politicamente». A Gasparri e Matteoli che annunciano ricorsi? «Sono già andati in Tribunale e hanno perso quando abbiamo dato il simbolo di An a FdI. Hanno scelto di rimanere azzurri a vita. Non possono impedire che altri tentino percorsi diversi». Il nodo giuridico del finanziamento della Fondazione all’associazione resta. «Doria e Cataudella, insigni giuristi, hanno detto che questo è possibile e in ogni caso, come già detto, questo non esaurisce l’impegno politico della Fondazione. Per il resto andremo dalla commissione parlamentare che dà le autorizzazioni ai finanziamenti per i partiti politici». FdI è al 4%, la Meloni tra i leader più amati nel Paese. Potrebbe essere il leader giusto per il nascente partito degli italiani? «Se compie un atto di fiducia e di apertura, lo può essere tranquillamente. Nessuno lo mette in dubbio ma il partito del futuro deve essere aperto a tutti, sia pure con una nuova classe dirigente». Ne ha parlato con la Meloni? «No. Finora solo con Cirielli, Taglialatela, Rampelli e La Russa. La Meloni chiami i primi firmatari della mozione dei quarantenni e si confronti con loro».

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