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Politica

Via libera al mercato dei figli

Il dibattito sulle unioni civili gay si spinge più in là rispetto alla pura regolamentazione delle convivenze, avendo sinora ammesso l’adozione attraverso l’istituto della "stepchild adoption" Ciò...

Il dibattito sulle unioni civili gay si spinge più in là rispetto alla pura regolamentazione delle convivenze, avendo sinora ammesso l’adozione attraverso l’istituto della "stepchild adoption" Ciò significa poter adottare il figlio del compagno dello stesso sesso, promuovendo di fatto il mercato dei figli tramite le pratiche di fecondazione artificiale eterologa e dell'utero in affitto. Sarà quindi una sorta di approvazione legale della schiavitù, in quanto acconsente allo sfruttamento del corpo delle donne coinvolte, che ne subiscono le gravi conseguenze psico-fisiche. Esiste un enorme commercio che fattura decine di miliardi di dollari dietro la compravendita di semi maschili e di ovuli femminili e la aberrante pratica degli uteri in affitto. Giovani donne, scelte secondo la loro bellezza e intelligenza, vendono ovuli a 10.000-30.000 dollari, appunto secondo i loro dati genetici, ed a scapito della loro salute (devono sottostare alla iperstimolazione ovarica, a una operazione chirurgica e al bombardamento ormonale che comportano serie conseguenze sulla loro salute). I committenti (gay) trovano in India, Ucraina o altri paesi - di solito poveri - donne indigenti disposte o costrette ad affrontare una gravidanza e un parto su commissione, sapendo che cederanno il neonato alla coppia che ha sottoscritto con la clinica un contratto. Solitamente loro non sono legalmente tutelate e durante i nove mesi di gravidanza sono segregate e severamente controllate per evitare che possano nuocere alla preziosa "merce" che portano in grembo. Si tratta di una gravissima forma di sfruttamento commerciale del corpo delle donne, che svilisce profondamente il ruolo materno, riducendo le donne a meri contenitori, e rendendo i bambini sempre di più simili a oggetti reperibili sul mercato. Qualcuna ci ha anche rimesso la vita, come Premila Vaghela e Sushma Pandey in India, ma la cosa non ha avuto alcuna risonanza mediatica. Il bimbo che dovrebbe essere soggetto di diritti diviene, quindi, un oggetto di diritti (desideri) degli adulti.

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