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Politica

I mercati temono l’effetto domino su altri marchi

Imercati temono il dilagare del caso Volkswagen. Ieri Piazza Affari ha perso il 2,3% e il titolo Fca ha chiuso in calo del 7,5% portandosi a 11,35 euro. Pesanti anche Cnh (-5,71% a 5,78 euro) e Exor...

I mercati temono il dilagare del caso Volkswagen. Ieri Piazza Affari ha perso il 2,3% e il titolo Fca ha chiuso in calo del 7,5% portandosi a 11,35 euro. Pesanti anche Cnh (-5,71% a 5,78 euro) e Exor (-4,58% a 37,26 euro). Il settore dell’auto teme un giro di vite nei requisiti per le emissioni inquinanti che costringerebbe a maggiori investimenti. Ma c’è anche la preoccupazione che si scateni una guerra dei prezzi. Volkswagen per non perdere la propria quota di mercato a vantaggio di altri costruttori potrebbe abbassare i listini costringendo tutti i costruttori ad adeguarsi. Il pericolo è che entri in crisi quella che è considerata la locomotiva dell’economia europea, schiacciata da un inasprimento dei parametri delle emissioni e dalla guerra dei prezzi. I dati dell’Istat sul trend degli ordinativi e del fatturato a luglio confermano che l’auto fa da traino. Il fatturato dell'industria degli autoveicoli segna una crescita tendenziale del 33,4% a fronte di una flessione di quello dell’intera industria dello 0,5%. Per gli ordinativi totali dell'industria, si registra un incremento congiunturale dello 0,6% mentre quelli dell’auto hanno segnato un incremento del 31,2% e per la fabbricazione di mezzi di trasporto del 61,3%. A conferma della vitalità del mercato c’è anche l’annuncio da parte del presidente di Fca John Elkann che Fiat Chrysler produrrà più di un milione di auto in Italia il prossimo anno. «È il risultato della fusione tra i due Gruppi» ha commentato Elkann. Solo tre anni fa la produzione complessiva in italia di Fiat era stata inferiore alle 400mila vetture; in tutto il 2015. Sul caso Volkswagen nessun commento ma solo la precisazione di Elkann che Fca «è tra le aziende che rispetta maggiormente l'ambiente al mondo come testimoniano i numerosi premi ricevuti». Ieri sono emerse novità sulla quotazione di Ferrari, che avverrà nella seconda metà di ottobre. Dal prospetto informativo depositato alla Consob americana, la Sec, è venuto fuori che il debito lordo della casa del Cavallino rampante sarà di 1,96 miliardi e quello netto di 1,6 miliardi di euro, livello ben superiore alle attese degli analisti. Questo significa che si ridurrà maggiormente il debito in capo alla casa controllante e si abbatterà dunque il costo del debito.

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