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Politica

I forzisti Gasparri e Matteoli ancora contro i quarantenni

Scontro per mantenere la soggettività culturale

Nell’assemblea della Fondazione An del 3 e 4 ottobre anche la «componente» di iscritti che si riconosce nelle posizioni forziste di Maurizio Gasparri e Altero Matteoli porrà ai voti la propria mozione. Cardine della posizione è il mantenimento della soggettività culturale della Fondazione che «deve rimanere la casa comune di tutti, a prescindere dalla pluralità delle scelte politiche degli associati». Questo cardine è motivato con il rispetto delle posizioni politiche di tutti gli associati, e in particolare di quelli che hanno proseguito l’impegno politico nel movimento berlusconiano. «La Fondazione - è scritto nella mozione - deve rimanere pronta a utilizzare i suoi beni e le sue risorse per ravvivare il pensiero politico culturale della destra italiana e dell’area culturale che alla Fondazione stessa fa riferimento, sia in funzione di conservazione della memoria storica, sia in funzione di stimolo al dibattito che investe le nuove generazioni». Dura e netta è l’opposizione all’opzione che prevede la trasformazione dell’ente culturale in soggetto attivo politico: «La Fondazione An non può essere trasformata in un partito politico ma deve mantenere la sua attuale connotazione giuridica di fondazione al fine di perseguire le finalità scaturite e imposte dalle determinazioni congressuali del marzo del 2009. L’attività della Fondazione - è specificato ancora - deve rispettare le norme di legge e non si possono compiere scelte che aprirebbero inevitabilmente un difficile e non auspicabile contenzioso di carattere legale». È chiaro anche il diniego di eventuale finanziamento (oltre i limiti previsti dalla legge), anche con l’escamotage della costituzione, e la conseguente dotazione economica, di un’associazione che finirebbe poi per essere presentatrice di liste alle elezioni. Per questo si citano esempi di fondazioni di differente orientamento politico che tuttavia non interferiscono attivamente nella vita dei partiti, come la Fondazione Einaudi o la Fondazione De Gasperi. I promotori, infine, riconosco i limiti della pregressa gestione e auspicano di «rivedere alcuni aspetti organizzativi della Fondazione, garantendo un sempre più ampio coinvolgimento degli iscritti».

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