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Si dimette l’ad di Volkswagen La difesa: truffa a mia insaputa

Winterkorn lascia. Anche Berlino se ne lava le mani La Ue ai Paesi: indagate. Guidi: chieste informazioni L'ANALISI Il crac di Wolfsburg non conviene a nessuno - L'ad Volkswagen se ne va con un assegno da 29 milioni di euro

Si dimette l’ad di Volkswagen La difesa: truffa a mia insaputa

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Come era prevebile ieri sono arrivate le dimissioni dell’amministratore delegato della Volkswagen, Winterkorn, anche se, secondo le sue dichiarazioni, la falsificazione dei test sulle emissioni è stata fatta a sua insaputa. Il super manager si è detto «scioccato dagli eventi dei giorni scorsi» e «basito dal fatto che irregolarità di tali proporzioni siano state possibili nel gruppo Volkswagen. Eppure Winterkorn, in sella alla casa tedesca dal 2007, è il responsabile del prodotto. E non ne sapeva nulla anche il governo. Il Ministero dei Trasporti rispondendo a quanto scritto dal Die Welt, ieri ha precisato che non era «a conoscenza dell'utilizzo di una tecnologia sui controlli delle emissioni». Ma il quotidiano tedesco ha riportato un'interrogazione dei Verdi del 28 luglio scorso, da cui trapelava che il ministero aveva avviato «il lavoro sull'ulteriore sviluppo del quadro normativo comunitario, con l'obiettivo di ridurre le reali emissioni» dei veicoli. Per il ministro Dobrindt Alexander sono «accuse false e inopportune». Ora il Consiglio di Sorveglianza di Wolfsburg sta cercando di appurare di cosa fosse effettivamente a conoscenza l’amministratore delegato. Ma Winterkorn ha già incassato la solidarietà del board che nella riunione di ieri dove sono maturate le dimissioni, lo ha assolto da responsabilità dirette nella questione, ricordando anzi «l'impagabile contributo» dato alla crescita globale dell'azienda. L’avvicendamento si svolgerà in tempi brevissimi e domani si saprà il successore.

Insomma il gioco di scaricare le responsabilità è cominciato, nessuno vuole assumersi la responsabilità di uno scandalo che sta assumendo proporzioni gigantesche. L'agenzia californiana per la protezione ambientale, l'Air Resources Board, ha annunciato che intende effettuare nuovi test sui motori diesel della casa di Wolfsburg. Stavolta non si limiterà al diffusissimo 4 cilidri due litri, ma analizzerà il più potente sei cilindri da 3 litri montato sui modelli di lusso come la Porsche Cayenne e l'Audi A6. Per il momento sono almeno 25 le class action, le azioni collettive, già presentate. Gli studi legali querelanti si sono mossi in gran fretta e non hanno faticato a trovare clienti, perchè molti amici e colleghi degli avvocati erano proprietari di Volkswagen diesel.

Da Bruxelles, intanto, si incoraggiano «tutti gli Stati membri a compiere le necessarie indagini e a riferire alla Commissione Ue, che discuterà con loro come coordinarle al meglio e faciliterà lo scambio di informazioni», dice la portavoce dell'esecutivo comunitario al mercato interno Lucia Caudet. «Accogliamo con favore le indagini avviate in Germania, Francia e Italia». Il ministro francese dell'Ecologia, Ségolène Royal ha annunciato che non saranno fatti sconti alla casa di Wolfsburg. «Bisogna difendere gli interessi delle vittime che sono i dipendenti, i consumatori e anche lo Stato che versa incentivi per l'acquisto di veicoli meno inquinanti. Sono stati rubati fondi pubblici e saremo estremamente severi». Nel nostro Paese l’attenzione resta alta. Il ministro Guidi chiede che si faccia «massima chiarezza» e il collega Galletti sostiene che «è arrivato il momento di rivedere a livello europeo il sistema dei controlli delle emissioni».

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