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Recup, chiesto il processo per Venafro

Vincenzo Imperitura Valeria Di Corrado C’è anche la firma del procuratore capo Pignatone sulla richiesta di rinvio a giudizio per Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto del Governatore del Lazio...

Recup, chiesto il processo per Venafro

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C’è anche la firma del procuratore capo Pignatone sulla richiesta di rinvio a giudizio per Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto del Governatore del Lazio Zingaretti, e per Mario Monge, dirigente della Coopertiva Sol.Co: entrambi sono accusati di turbativa d’asta rispetto al maxi appalto del servizio Recup (il servizio di prenotazione delle prestazioni mediche) relativo al 2014. Sarà il Gup ora a vagliare la richiesta della Procura capitolina e a decidere se aggiungere anche questi due nomi agli oltre 50 imputati che compariranno davanti ai giudici a novembre nel filone principale del maxi processo al «Mondo di mezzo» di Mafia Capitale. Secondo quanto emerso dalle indagini Venafro avrebbe fatto parte del meccanismo creato da Buzzi e Carminati.

Nello specifico si sarebbe occupato della divisione «politica» degli appalti che finivano così sia alle coop di destra che a quelle di sinistra. Una vicenda che coinvolge anche l’ex capogruppo forzista alla Pisana Luca Gramazio e Angelo Scozzafava, che a quell’appalto da 90 milioni era legato in qualità di componente della commissione aggiudicatrice. Quello del Recup (l'appalto fu comunque bloccato da Zingaretti), con le sue «spartizioni» politiche, può essere considerato come uno degli appalti paradigmatici di «Mondo di mezzo»: «le indagini svolte – scriveva il gip - evidenziano un modello comportamentale, nel quale non è il procedimento a condizionare le forme degli accordi, ma sono le intese illecite a condizionare lo svolgimento del procedimento: proroghe, rinvii, decisioni parziali hanno la funzione di consentire il raggiungimento di un accordo tra i partecipanti, aprono la strada a offensive e controffensive dei medesimi attraverso i loro specifici interlocutori istituzionali, delineano un quadro di accordi a geometria variabile - dove fino alla fine non è certo quale dei lotti sarà attribuito a ciascuno di essi - raccontano di una competizione che ha il suo terreno specifico non nell’ambito procedimentale, che dovrebbe avere la funzione di selezionare l’offerta migliore, ma nella zona opaca dei rapporti di forza politici e istituzionali per un verso e tra imprese, pure all’interno delle medesime aree, per altro».

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