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La Toscana rivuole i soldi da Matteo

Il Governatore Rossi «deve restituire il mutuo non pagato» LEGGI ANCHE Ma a Genova il gip è pronto ad archiviare un'altra inchiesta

La Toscana rivuole i soldi da Matteo

rossi renzi

La Regione Toscana rivuole i solidi dalla famiglia Renzi. Ieri il governatore Enrico Rossi, rispondendo all’interrogazione del capogruppo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli sul mutuo che nel 2009 Marco Lotti, papà di Luca, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, concesse alla società Chil Srl di Tiziano Renzi, padre di Matteo, ha infatti annunciato che la Regione avvierà la revoca del prestito e chiederà il rimborso di quanto dovuto, più relative sanzioni. È questo l’epilogo della opaca vicenda che vede protagonisti i familiari del premier e del suo sottoposto. I fatti. Nel 2009 alla Chil Srl della famiglia Renzi (fallita con ripercussioni giudiziarie che vedono Tiziano Renzi indagato a Genova per bancarotta) viene concesso un mutuo di 697mila euro dalla Banca di credito cooperativo di Pontassieve. A dare parere positivo, con la garanzia della finanziaria Fidi Toscana, è Marco Lotti, allora responsabile Aziende della Bcc. Nella sua interrogazione, Donzelli fa notare che la Chil ebbe una garanzia all’80 per cento in quanto toscana e presieduta da una donna, la mamma del premier. Senza tali presupposti, è il ragionamento, il finanziamento non sarebbe stato possibile. Ma, scrive Donzelli, se è vero che «la garanzia di Fidi Toscana è stata deliberata il 15 giugno 2009», quando a capo della società c’è una donna, è anche vero che quando «il finanziamento viene erogato, due mesi dopo», l’azienda era del solo Tiziano Renzi, firmatario, tra l’altro, del contratto di mutuo. Non solo. Il 14 ottobre 2010, sottolinea Donzelli, Renzi padre sposta la sede dell'azienda a Genova e cede le sue quote a Gianfranco Massone. E così viene meno anche la sua «toscanità». L’esponente di Fdi evidenzia poi che quando la Chil presenta la domanda Fidi Toscana è partecipata dalla Provincia di Firenze di cui Renzi era presidente. Socio è anche il Comune. E quando la garanzia viene deliberata, il 15 giugno 2009, si era tra primo e secondo turno delle elezioni comunali che vedranno Renzi trionfare. L’erogazione da parte della banca, infine, avviene il 13 agosto 2009, quando Renzi è già primo cittadino. Nel frattempo la Chil Srl comincia a non pagare il dovuto e infine fallisce. Di conseguenza l’1 agosto 2013, scrive Donzelli, la Fidi Toscana liquida alla Bcc 263mila euro per coprire la perdita della banca. Il 22 febbraio 2014 Renzi diventa premier e otto mesi dopo la finanziaria regionale riceve dal Fondo di garanzia, afferente al ministero dello Sviluppo economico, la stessa cifra. «La perdita della Fidi Toscana - sottolinea Donzelli - è di 26mila euro» mentre quella «del Fondo di Garanzia è di 236mila». In sostanza i debiti dell'azienda Renzi vengono ripagati con soldi pubblici. Da qui gli interrogativi dell’esponente di Fdi sulla mancata comunicazione dei cambiamenti societari della Chil alla Fidi Toscana. Ieri, dunque, Rossi ha spiegato che nel maggio scorso la sua giunta ha invitato la finanziaria regionale, che ha preso contatti con il curatore fallimentare della Chil, a procedere nei confronti della società per la revoca dell’Esl (valore dell’aiuto di Stato connesso alla gratuità della garanzia, pari a 34mila e 951 euro). Poi ha sottolineato che il 7 gennaio 2011 (tre mesi dopo lo spostamento dell’azienda in un’altra regione), impresa e banca finanziatrice avevano comunicato il passaggio di quote societarie, ma la raccomandata, in buona sostanza, non risultava esserci, finché non fu acquisita il 5 luglio 2013 (a tre anni di distanza). La verifica da parte della Fidi Toscana del cambio geografico della società viene definita «tardiva» dallo stesso governatore, che pure sottolinea come la circostanza «avrebbe dovuto portare a rilevare un mancato rispetto» dei presupposti per il finanziamento, visto che la garanzia è riservata alle sole imprese toscane. Da qui la decisione della giunta regionale di chiederne alla Fidi la revoca più il rimborso pari a due volte l’Esl stesso, a mo’ di sanzione. Rossi ha anche spiegato che il passaggio della Chil da un titolare femminile a uno maschile «non comporta alcuna penalizzazione», ma Donzelli fa notare che «doveva essere comunque noto a Fidi», visto che il mutuo lo ha firmato Tiziano Renzi, che poi ha provveduto al «trasferimento a Genova prima della cessione». Quanto al fatto che il mutuo sia stato concesso dal padre di Luca Lotti, il governatore ha voluto escludere «forzature o favoritismi» per via di «criteri uguali per tutti» nel vaglio delle pratiche, «indipendentemente da nomi e cognomi». Donzelli esulta, accusa la famiglia Renzi di aver «tentato di truffare le istituzioni» attraverso la loro società ed evidenzia che la Regione ha di fatto chiesto «la restituzione di 263mila euro».

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