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Politica

E il "Corriere" si iscrive ai gufi

Editoriale contro Renzi. Il direttore ora si accorge che la riforma è una "schifezza"

A via Solferino, sede del Corriere della Sera, è un déjà-vu. E nemmeno troppo lontano. Quando un Direttore è in difficoltà, attacca il Presidente del Consiglio. Per farsi vedere forte agli occhi di una redazione in balia di sé stessa e, soprattutto, sotto i colpi di machete di una situazione economica da libri in tribunale, con lo spettro di molte decine di licenziamenti. Ferruccio de Bortoli lo fece addirittura con un collaboratore storico del giornale, il tecnico prestato alla politica Mario Monti, e poi, poco prima di abdicare, dopo il semestre bianco, di nuovo contro Matteo Renzi, adombrando, com'è tradizione di tanti "pistaioli' in servizio permanente effettivo, poteri forti e, ovviamente, quell'odor di massoneria che ci sta sempre bene. Il nuovo direttore, l'ottimo Luciano Fontana, cresciuto nella rigida scuola del glorioso Partito Comunista, non arriva a tanto nell'editoriale di prima pagina pubblicato ieri ma, dopo mesi di paginate sul giornale, con interviste e ritratti in ginocchio dallo stesso Renzi alla Madonnina Boschi, ecco che si accorge che la riforma del Senato è una mezza schifezza e che il Premier è affetto da 'annuncite'. Tutto sacrosanto, ma poteva rendersene conto prima, e non solo ora che ha la redazione in subbuglio e non sa più come destreggiarsi tra l'amministrazione che vuole purghe staliniane e il comitato di redazione che mugugna e minaccia scioperi ad oltranza. Ma Fontana ha ragione. La riforma Boschi, fortemente voluta dal Premier, è una grande incompiuta, e molto meglio sarebbe stato abolire del tutto il Senato. Comunque un compromesso per farla passare si raggiungerà, permettendo così a Renzi di volare ormai indisturbato verso la fine della legislatura e ridicolizzare i suoi oppositori interni, come ha fatto Tsipras in Grecia. Il presidente del Consiglio, così ulteriormente ringalluzzito, troverà conforto e nuova forza nell'annoverare tra i gufi anche il Corriere della Sera, e i relativi finti poteri forti che si annidano ancora in un azionariato ridicolo che, se non fosse perché controlla il più importante quotidiano italiano, sarebbe già finito sotto i famosi fari di chissà quanti organi inquirenti o di vigilanza. Ora, la speranza è che questa menata delle riforme passi in fretta e che il governo si rimetta a lavorare abbassando le tasse per cercare di agguantare un po' di ripresa economica che soffia dagli Stati Uniti. E che poi siano gli italiani a confermare, con un referendum, questo ridicolo cambi amento. Renzi, dal canto suo, nelle sue frenetiche esternazioni e apparizioni rifletta un pochino di più. Ad esempio nella sacrosanta missione a New York, per assistere alla straordinaria vittoria di Flavia Pennetta, non sarebbe stato il caso, visto che era con il presidente del Coni, di far indossare alle due pugliesi finaliste una maglietta con il logo "Roma 2024", e dimostrare così in mondovisione che l'Italia e Roma ci credono proprio alle Olimpiadi? E che le Olimpiadi per il nostro Pil valgono molto di più' dei 100 mila euro circa della trasferta? Un'altra grande occasione perduta.

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