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Politica

Riforme, Renzi: "Articolo 2, inedito se Grasso apre a modifiche"

Il premier-segretario incassa l'ok della direzione Pd ma la minoranza dem non partecipa al voto. Assente Bersani LEGGI ANCHE Alta tensione dentro il Pd

Uno spiraglio, poco più che una fessura, alla fine Matteo Renzi la lascia intravedere. Si tratta del meccanismo, già rodato nel 1995 con Pierluigi Bersani alla regione Emilia Romagna, che prevede l'elezione dei consiglieri-senatori da parte dei cittadini e la ratifica da parte dei consiglio regionali. Si tratta, in sostanza, di replicare su scala nazionale quanto previsto dalla legge Tatarella, giornalisticamente chiamata anche Tatarellum. Il presidente di regione veniva eletto e il consiglio regionale ratificava il listino associato al candidato. Nel caso del Senato, il listino associato al candidato presidente di regione conterrebbe, non i nomi dei consiglieri, ma quelli dei senatori. Una fessura nella quale la minoranza dem, che pure non ha partecipato al voto con cui la direzione Pd ha dato il suo via libera alla relazione del segretario, intravede la luce dell'intesa sulle riforme. "Andiamo alla sostanza", è stata la reazione di Bersani, intervenuto alla festa dell'Unità di Modena: "Mi pare che Renzi abbia fatto un'apertura significativa. Voglio essere chiaro ancora una volta - ha spiegato l'ex segretario Pd - se si intende, come mi pare di avere capito, che gli elettori decidono, scelgono i senatori, e i consigli regionali ratificano, ne prendono atto, va bene, sono d'accordo. Perché è la sostanza di quello che abbiamo sempre chiesto. Decidono gli elettori, i senatori non li si fa in una trattativa a tavolino. Meglio tardi che mai, se è così".   Sì della direzione Pd alla relazione di Renzi L'appuntamento al Nazareno, tuttavia, ha dato modo a Matteo Renzi di toccare punto per punto tutte le questioni aperte nel partito, dalle riforme alla conquista del Labour da parte di Jeremy Corbyn, dalla scuola alla formazione politica e al sistema delle primarie. La regola che fa valere Renzi è sempre la stessa: si discute fino a quando non si alza qualcuno a dire "o si fa così o niente". In quel caso, quindi, niente. O, meglio, si fa come decide il partito. E l'indicazione di oggi del partito è stata unanime nell'appoggiare la linea oltranzista del segretario-presidente. Renzi ci ha messo un'ora e venti minuti a spiegare che se la ripresa c'è, il merito è delle riforme, ribattendo anche ad Alfredo D'Attorre che ha sottolineato come il grosso dei nuovi occupati derivi dalla decontribuzione. Nemmeno per idea, ha ribattuto Renzi: "Il 43 per cento delle nuove assunzioni non godono della decontribuzone" per le aziende. Anche da ciò deriva il fatto, sottolineato in replica dal segretario, che questa legislatura esiste solo in virtù delle riforme. Senza, sarebbe la fine. "Non lo dico come minaccia per il futuro, ma come considerazione del passato", si affretta poi a spiegare il premier. La consapevolezza che la carta delle elezioni rimane nel mazzo pronta ad essere giocata, però, è bene presente alla minoranza dem che continua a chiedere di mettere da parte i "braccio di ferro" e "le prove muscolari".   "Articolo 2, inedito se Grasso apre a modifiche" E se Renzi viene accusato dalla sua minoranza di utilizzare come uno spauracchio l'ipotesi urne, il premier sembra mettere in guardia i ribelli da tentazioni scissioniste: "Chi di scissione ferisce di elezione perisce e anche questo Varoufakis ce lo siamo tolto", ha spiegato. Un altro messaggio è indirizzato al Presidente del Senato, Pietro Grasso. La prima versione, così come enunciata, è da far tremare i polsi: "Pare che il presidente del Senato, Pietro Grasso, possa aprire alla modifica di una norma approvata in copia conforme da Camera e Senato. Se questo accadrà, credo si tratti di un fatto inedito, e credo che occorrerà una riunione comune di Camera e Senato". E' lo stesso Renzi a precisare subito dopo che "se il presidente del Senato riapre sull'elezione, è ovvio che dobbiamo fare una assemblea dei gruppi del Pd. A fronte di un eventuale, inedita scelta del Presidente del Senato, il Pd si riunirebbe per decidere cosa fare. Se c'e' la doppia conforme, non si può fare finta che non ci sia. Se si decide di cambiare la doppia conforme è chiaro che si riapre la discussione su tutto". Meglio per tutti, allora, "mettere da parte gli artifici tecnici" e scommettere di nuovo nel partito, una sorta di Rugby nipponico della politica, spiega Renzi riferendosi alla sorpresa dei mondiali in corso in Inghilterra: "Quando la legislatura non procedeva, dentro al Pd si è deciso di fare una mossa ardita, come Giappone contro Sud Africa nel rugby: si va all'ultima azione, 28 a 30, e il Giappone ha la palla, tutto ci si aspetta, tranne che il Giappone attacchi, ma con un'azione che entrera' nella storia, il Giappone attacca e vince la partita".   Verso l'intesa Lo spazio per l'intesa esiste, la dead line al 15 ottobre rimane. La soluzione può essere la legge che porto' all'elezione da parte del consiglio regionale emiliano, prima di La Forgia e poi di Errani, quando il presidente eletto Pierluigi Bersani "fu chiamato a fare, bene, il ministro". Ecco lo spiraglio: senatori eletti dai cittadini e 'incaricati' dai consigli regionali. Se ne può parlare. La prospettiva non sembra dispiacere alla minoranza: "Se il meccanismo è quello per il quale gli elettori decidono ed il Consiglio regionale si limita a ratificare, allora si può ragionare", dice D'Attorre lasciando il Nazareno. E anche il ministro Maurizio Martina guarda con ottimismo alla ripresa delle trattative: "Rispettando i tempi e qualificando ulteriormente alcuni passaggi, a partire dalla modalità di scelta dei consiglieri-senatori, si puo' stringere positivamente".

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