Politica

Cacciata Democratica dei "traditori" che affondarono la sindaca renziana

Espulsi dal Pd tutti gli otto Dem alleati con Sel

Correva l’anno 2012 quando Sara Biagiotti divideva il camper con Maria Elena Boschi e Simona Bonafé per dare sostegno al futuro sindaco di Firenze. Lei, renziana di ferro, non è diventata ministro e nemmeno eurodeputata, ma semplicemente sindaco di Sesto Fiorentino. Ma si è dovuta dimettere perché sfiduciata dai Dem suo stesso partito. «Inaudito - aveva commentato la stessa Biagiotti - per comportamenti come questi c’è l’espulsione». Puntualmente la scure del partito è arrivata e questo dà l’idea dell’aria che tira, attualmente, dentro al Pd. Si è chiuso l’iter del deferimento che ha impegnato la commissione di garanzia del Pd di Firenze per un mese e mezzo. La commissione ha deliberato, con tre voti contro due, la cancellazione dall’anagrafe degli iscritti e dall’albo degli elettori di tutti e otto i consiglieri comunali: Diana Kapo, Antonio Sacconi, Giulio Mariani, Laura Busato, Gabriella Bruschi, Maurizio Ulivo Soldi, Aurelio Spera e Andrea Guarducci, promotori della mozione di sfiducia assieme a quattro consiglieri di Sel e ad uno del gruppo misto, fuoriuscito dal movimento Cinque Stelle. La commissione di garanzia, presieduta da Giancarlo Barcaglia, ha accertato che «la mozione non è mai stata oggetto di discussione e di votazione all’interno degli organi del Partito Democratico, né del gruppo consiliare del Pd stesso e che tutti i tentativi di conciliazione e mediazione messi in atto dalla segreteria metropolitana, di concerto con quella Regionale ed infine dal commissario del Pd sestese, sono stati tutti rifiutati da parte degli otto consiglieri. È quindi sulla gravità del comportamento dei consiglieri, che, come dice il testo della sentenza "con le loro azioni sono andati ben oltre il disposto dell'art. 22 comma 1 dello Statuto, creando un danno all'immagine del Partito Democratico tutto", è stata deliberata la loro espulsione dal Partito democratico». «Un disposto chiaro - afferma il segretario metropolitano Pd, Fabio Incatasciato - che conferma in pieno le ragioni del deferimento. È una sconfitta per tutta la politica e un momento di grande amarezza. Ma la commissione ha giustamente valutato come un atto grave quale è una mozione di sfiducia ad un Sindaco, in assenza di questioni amministrative di rilievo, non abbia avuto nessun passaggio negli organi di Partito e soprattutto nel gruppo consiliare. Si è trattata di un’operazione politica tutta costruita con Sel, a Sesto forza di opposizione sin dalle elezioni del 2014, che ha visto l’ostinato rifiuto a qualsiasi tentativo di mediazione che prima il sottoscritto come segretario regionale, poi il commissario Lorenzo Becattini, avevano portato avanti». «Non si può trincerarsi - prosegue Incatasciato - dietro una crisi politica evidente e non banale: c’era tutto il tempo affinché si ragionasse, si rimettesse in piedi il Partito locale e si chiarissero molti punti. Si è invece scelto di andare da soli, accompagnati dalla sola opposizione, mandando il Comune al commissariamento e chiudendo per un intero anno il Consiglio comunale. Ci sono tutte le condizioni per rilanciare il Pd sestese, costruire un’ampia consultazione in città e preparare poi le future primarie - conclude - e con Becattini stiamo già lavorando per costruire un quadro coeso e con programmi chiari per la prossima primavera». E la Biagiotti è pronta a ricandidarsi.

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