Politica

«Anche noi apriamo le porte di casa»

I parlamentari tra solidarietà e imbarazzo. Giovanardi (Ncd): «Devo chiedere a mia moglie»

Prima il premier finlandese Juha Sipila che offre la sua casa in mezzo ai boschi per accoglienza dare gli immigrati. Poi Matteo Salvini, che rompe gli schemi in tv: «Ospiterei un profugo nel mio appartamento, anche se ho un bilocale», ha detto ad Agorà. E dunque, da qui, parte un breve sondaggio. Quanti, tra deputati e senatori o ex, sarebbero pronti ad aprire la propria porta di casa per ospitare un immigrato, magari che arriva da zone di guerra? Le risposte non sono scontate. «Che vuol dire ospitare? - dice il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri - La gente bisogna farla lavorare. Io ho dato lavoro a una donna peruviana, che per alcune ore del giorno si occupa di casa mia. E poi - prosegue - a una signora ucraina che assiste mio padre di 96 anni. Entrambe perfettamente in regola. Non devo ospitare nessuno, ho creato due posti di lavoro, meglio di così...». Daniela Santanchè specifica che non ospiterebbe mai un clandestino, «lo rimanderei nel suo paese», mentre «su un rifugiato, se ne può parlare». Sempre tra gli azzurri, taglia corto Renato Brunetta, capogruppo alla Camera («è una domanda improponibile») mentre la deputata Elena Centemero, responsabile nazionale del dipartimento scuola degli azzurri, dice sì: «Ospiterei una bambina o un bambino, un minore non accompagnato mandato qui dalla famiglia nella speranza di un futuro migliore. Lo ospiterei per permettergli di studiare e di intraprendere una professione che possa garantirgli una vita più serena, nella consapevolezza che la vera integrazione nasce sempre dalla scuola». Ancora in Forza Italia, il deputato Francesco Paolo Sisto si dice disponibile ad aprire le porte di casa a un immigrato o un rifugiato. «Però dobbiamo guardare la questione politicamente», avverte. «Non può esserci né un "liberi tutti", come sta facendo la Germania, né dobbiamo dimenticare le condizioni dei nostri concittadini. Per questo - prosegue - io sarei disponibile ad accogliere, ad esempio, un siriano, ma in egual modo un nostro concittadino in difficoltà». Alessandro Cattaneo, componente del comitato di Presidenza del partito berlusconiano, non si fa prendere dall’emotività: «Come cittadino, ovviamente direi di sì. Ma come amministratore pubblico dico no. Il problema dell’accoglienza deve essere affrontato con politiche serie, soluzioni serie e non con delle boutade». Ancora nel centrodestra, la capogruppo dei Conservatori e Riformisti al Senato Cinzia Bonfrisco non ha dubbi: «Sì, ospiterei, soprattutto se si trattasse di bambini. E non farei distinzioni, come invece ha fatto Angela Merkel con la sua "furbata" che ha fregato di nuovo tutti gli europei». Il deputato Roberto Caon, del movimento Fare! di Flavio Tosi, non si sbilancia: «La solidarietà va fatta ma senza dirlo. Altrimenti non è più tale, e oltretutto rischia di mettere in cattiva luce chi la riceve». In zona Ncd, il senatore Andrea Augello spiega: «Se una signora con un minore proveniente dalla Siria avesse bisogno di ospitalità, io gliela darei. Ad esempio, io ho una casa a Stivigliano, e se il Comune avesse difficoltà nel reperire spazi di ospitalità, soprattutto ai minori, io la metterei a disposizione. Però qui il problema è un altro, è come funziona la macchina pubblica, conciliando gli aspetti umanitari e interessi generali». La deputata Eugenia Roccella racconta: «L’ho già fatto in passato e lo rifarei, chiaramente affidandomi a canali di mediazione affidabili, come associazioni e parrocchie, che garantiscano sulla persona che andrei ad ospitare». Mentre il senatore Carlo Giovanardi viene colto di sorpresa: «Dovrei chiedere a mia moglie». L’esponente centrista Clemente Mastella racconta che, ai tempi del terremoto in Irpinia, «diedi ospitalità a una famiglia avellinese, e ora lo rifarei anche con degli stranieri». Nel Pd, il deputato Michele Anzaldi è possibilista. «Perché no?» e alla domanda su quante persone ospiterebbe, dice: «uno, di più non potrei fare, già a Roma la vita è complicata. Poi vivo con due cani...». Alfredo D’Attorre è sintetico e sicuro: «sì, sarei disponibile, se fosse necessario». E il vice presidente della Camera Roberto Giachetti spiega: «come cittadino sì, qualcosa già faccio, ma è un fatto personale e basta. Come politico penso che si debba fare molto di più di annunci di questo tipo».

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