Politica

Il Califfato usa il bimbo Aylan per la jihad

Video dell’Isis con le immagini del piccolo morto sulle spiagge turche: "Sbagliate a partire. In Occidente troverete solo morte" LEGGI ANCHE Così i terroristi trasformano i ragazzini in boia"

«In Occidente troverete solo morte. Questo troverete tra gli infedeli che hanno lasciato morire il piccolo Aylan Kurdi. Sbagliate a partire pensando di trovare il bene che invece è da noi. Cosa andate a fare se non avete il coraggio di colpire? Restate nella vostra terra, dove noi vi garantiamo la sha’aria preparando il grande salto verso l’Occidente». L’Isis non si ferma davanti a niente, neanche dinanzi alla morte tragica di un bambino siriano sulle spiagge della Turchia, il simbolo della tragedia dell’immigrazione. E così l’immagine del corpo senza vita bagnato dalle onde, diventa lo spunto per l’ennesimo video di propaganda. Anche lo Stato islamico, dunque, si appropria di quella morte facendone il cavallo di battaglia per un attacco frontale all’Occidente che «semina morte». Il filmato reperibile in Rete, della durata di circa undici minuti, non sembra quasi opera dei terroristi. L’inizio confonde le idee quando si rincorrono le scene dei cadaveri che galleggiano in mare aperto e delle barche cariche di immigrati che affondano. Lo stordimento, però, dura un attimo. Fino a quando la musica e una voce riportano lo spettatore alla realtà. Mentre un barcone scompare inghiottito dalle acque, compare il volto di una bambina sorridente e felice all’interno di un negozio a Mosul a cui viene offerta una caramella da un uomo barbuto. È lo Stato islamico, spiegano gli jihadisti, dove i piccoli vivono felici. Il contraltare è ancora Aylan e la sua faccia sprofondata nella sabbia, mentre le onde continuano ad accarezzarlo. Poi, sulle immagini di una imbarcazione in difficoltà, si sente la telefonata di un uomo che dice di parlare a nome del Daesh e che racconta di trovarsi in Germania per costruire una "testa di ponte" per operazioni in Occidente: «Non sono il primo né l'ultimo ad aver raggiunto questa terra in nome dell’Islam. Avete visto tutti i nostri villaggi distrutti, ma noi (lo Stato islamico, ndr) stiamo contribuendo a ricostruirli». Quindi non ha senso andare nella terra degli infedeli se non per colpirli. Se chi parte non ha il coraggio di farlo allora è meglio se rimane in patria dove è garantita la sha’aria. Un delirio senza fine, a cui si unisce il finto reportage del giornalista britannico John Cantlie, ancora ostaggio dell’Isis, che tesse le lodi della città di Mosul, vittima di ricostruzioni "ingannevoli" da parte dei media occidentali. Il video in cui Cantlie decanta le lodi dello Stato islamico era stato già pubblicato in rete a gennaio scorso. Ora quelle immagini e quelle parole vengono riproposte per confermare, a quanti sentono la necessità di voler lasciare la Siria o l’Iraq, che non è la scelta giusta. Il giornalista britannico addirittura spiega che solo adesso, dopo decenni di regime di Saddam, «migliaia di iracheni girano per le strade». Poi la crudeltà jihadista propone ancora l'immagine del piccolo Aylan Kurdi, trovato morto in Turchia, sulla spiaggia di Bodrum, mentre con la famiglia tentava di scappare dalle atrocità dell'Isis, per mostrare come l'Occidente lascia morire i bambini. Un'immagine che stride con tutte quelle che hanno inondato il web in questi mesi, dove i minori sono invece utilizzati per commettere le stesse atrocità dei padri. Fotogrammi che si mescolano a quelli più terribili dei bambini cristiani uccisi peggio delle bestie dall’Isis senza vergogna, che sfrutta i minori (di qualunque religione) per celebrarsi davanti al mondo.

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