Politica

I "renziani" di Ncd in pressing su Alfano

Pizzolante esce allo scoperto: "Andiamo con il Pd in tutte le elezioni". L’ala cattolica insorge. E il ministro dell’Interno è costretto a mediare

L’addio di Nunzia De Girolamo è stato come la prima palla di neve destinata a trasformarsi in valanga. E così l’ala «filorenziana» di Ncd, liberatasi dell’avversaria interna più tenace, ha rotto gli indugi. L’ultimo a farlo in ordine di tempo è stato Sergio Pizzolante, vicepresidente dei deputati di Area Popolare, che per la prima volta ha parlato di «alleanza strategica» con il Partito Democratico in vista delle prossime amministrative. Ma già da tempo, specie tra i parlamentari che maggiormente lavorano sul territorio, sono state avviate le trattative con i Dem per presentarsi insieme nella prossima tornata elettorale. In Campania, ad esempio, Gioacchino Alfano ha già praticamente dato la sua parola al Pd per sostenere lo stesso candidato sindaco a Napoli. Una scelta che va in controtendenza con quanto avvenuto alle ultime Regionali, quando Ncd sostenne Caldoro con Forza Italia, e che dimostra come la creatura di Alfano sia arrivata al bivio più importante dalla sua nascita. Pizzolante, si diceva. Le parole pronunciate ieri sono di una chiarezza cristallina: «Bisogna costruire una forza politica nuova moderata e liberale, che abbia una collaborazione strategica e duratura con Renzi per cambiare l’Italia» ha spiegato. Le comunali del 2016 per Pizzolante saranno «un vero e proprio referendum sul governo Renzi» e di conseguenza «io non ho dubbi su dove bisogna stare ovunque: con Renzi, appunto. Da Milano a Napoli. La stragrande maggioranza dei parlamentari di Ncd pensa questo». Un triplo salto in avanti che ha destato più di un malumore nelle truppe centriste che a morire renziane proprio non ci stanno. I primi a insorgere sono stati gli «ultrà» cattolici. Che difficilmente potrebbero riconoscersi in un’alleanza stabile con chi sta tentando di far approvare al Senato la legge sulle unioni civili. «Se si arriverà a una scelta di questo tipo - ha spiegato all’Adnkronos il senatore Carlo Giovanardi - io e i mei amici non andremo di sicuro a sinistra, ma neppure con Forza Italia o, peggio, con Salvini. Né penseremmo all’ennesimo, inutile, partitino. Continueremmo piuttosto a lavorare per il nostro obiettivo di sempre, l’unità del centrodestra». Il punto è che lo stesso fronte degli «anti-renziani» è tutt’altro che unito. C’è chi vuole a tutti i costi tornare nel centrodestra, come il senatore Andrea Augello, indipendentemente da chi in futuro manovrerà i fili della coalizione, foss’anche il leader della Lega Matteo Salvini. C’è chi spera ancora in un ravvedimento «moderato» di Forza Italia per ricreare l’asse con Berlusconi, come l’ex ministro Maurizio Lupi. E chi, infine, è ancora ottimista sul varo di un progetto «autonomista». È questa, ad esempio, la posizione del coordinatore Gaetano Quagliariello che nelle ultime settimane si è tenuto lontano dalle polemiche, ma ai suoi collaboratori avrebbe espresso tutto il disagio per le dichiarazioni di chi antepone il tema delle alleanze a quello dell’identità di Ncd. A maggior ragione, spiegano i parlamentari più vicini all’ex ministro delle Riforme, se si considera che l’Italicum, con il quorum al 3%, lascia ampio spazio ai partiti che vogliono tentare la corsa in solitaria. In tutto questo si fa sempre più delicata la posizione del leader Angelino Alfano, costretto ad affrontare un discorso che lui avrebbe volentieri rimandato alla vigilia delle Politiche del 2018. Ma il pressing dei filorenziani da una parte, i veti dei nostalgini berlusconiani dall’altra e, infine, l’avvicinarsi del bivio amministrative, mettono il ministro dell’Interno di fronte a una scelta non puiù rinviabile.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.