Politica

Ozzimo chiede il giudizio abbreviato

Mentre l'ex assessore Daniele Ozzimo chiede di essere giudicato attraverso il rito immediato, Salvatore Buzzi presenta una nuova istanza di patteggiamento che probabilmente riceverà il parere...

Mentre l'ex assessore Daniele Ozzimo chiede di essere giudicato attraverso il rito immediato, Salvatore Buzzi presenta una nuova istanza di patteggiamento che probabilmente riceverà il parere negativo della procura. Due iter giuridici differenti, quelli dei due indagati. Da un lato i difensori del politico già rinviato a giudizio, Luca Petrucci e Danilo Leva, cercano di intraprendere una scelta che potrebbe permettere al loro assistito di vedere ridotta di un terzo l'eventuale condanna. Scelta motivata dalla convinzione «che dagli atti processuali si possa dimostrare la assoluta estraneità del nostro assistito ai reati a lui contestati». Dall'altro lato invece, Salvatore Buzzi potrebbe ricevere un altro no alla nuova richiesta di patteggiamento. La prima istanza (3 anni e 6 mesi), presentata lo scorso giugno dal ras delle coop, aveva già incassato un secco «no». Buzzi però aveva spiegato agli inquirenti di aver intrapreso «un processo di revisione critica del mio percorso aiutato anche dal cappellano, dal vescovo di Nuoro, e quindi, alla fine, ho ritenuto opportuno aderire all'appello del Papa sulla lotta alla corruzione. E quindi farò chiarezza su tutte le forme di corruzione che io conosco e che ho praticato e che ho subito». Del resto l'indagato aveva affermato: «Ero convintissimo che il mio fine giustificasse i mezzi e, quindi, diciamo, per un fine nobile ho usato mezzi, diciamo, ignobili». Adesso la procura, dopo aver appreso la nuova richiesta di patteggiamento (3 anni e 9 mesi), si appresta a dare un altro parere negativo. Infatti, come aveva spiegato a Buzzi il pm Paolo Ielo: «Il fine nobile appartiene in qualche maniera alla sfera dell'etica, i mezzi ignobili appartengono alla competenza del mio ufficio». La procura inoltre lavora in vista della chiusura delle indagini relative ad alcuni filoni dell'inchiesta che coinvolgono l'ex capo di gabinetto della Regione, Maurizio Venafro, e il presidente del consorzio Sol. Co. Mario Monge.

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