Politica

Le "sparate" infelici di Ignazio

Dalle fogne agli sfondoni storici: ecco quando il sindaco perde le staffe

Collezionista di gaffe, produttore di frasi e «sparate» choc, a volte infelici, altre volte diventate dei tormentoni. Il primo cittadino Ignazio Marino passerà alla storia anche per questo suo aspetto molto poco formale. Quella più inopportuna e ormai tristemente più celebre risale al 21 giugno del 2015 quando al festival dell’Unità del Parco delle Valli ha gridato al microfono contro gli esponenti della Destra: «Ma non hanno vergogna? Perché non tornano nelle fogne da dove sono venuti? È la che devono andare!». I compagni di partito più vicini a lui, i suoi collaboratori sono sbiancati. Gaffe a parole ma anche a gesti. Come dimenticare il martedì 9 giugno 2015 quando in Aula Giulio Cesare si votava la sostituzione dei consiglieri comunali arrestati. C’erano gli eletti del Movimento cinque stelle, che avevano organizzato una manifestazione in piazza del Campidoglio e avevano tirato fuori i cartelli con la scritta «Onestà». La cosa indispettì Marino che a formalità espletate Marino uscì e poi rientrò irridendo platealmente i grillini: risate, lanci di baci con la mano, il segno della vittoria con le dita, e le mani alzate sulla testa come chi si premia da solo. Altro flashback, altra esternazione «al curaro». Il 13 maggio 2015 la stampa riporta l'indiscrezione secondo cui il governo sarebbe intenzionato a nominare il prefetto Franco Gabrielli commissario per il Giubileo. A margine della presentazione del Concorso ippico di piazza di Siena alcuni cronisti chiedono a Marino se a lui risulta. Ed ecco la risposta: «Come sapete non leggo i giornali, a casa li usiamo per incartare il pesce e le uova». In quest’ultimi mesi abbiamo notato un sindaco particolarmente reattivo e suscettibile. A fine giugno la sparata contro la signora di San Lorenzo che criticava il Comune per la sporcizia della città. Il sindaco «garbamente» ha replicato: «Provi a connettere i due neuroni che ha e a farli funzionare». Lei voleva denunciarlo, poi lui dopo qualche giorno s’è scusato. L’ultimissima l’ha detta a New York contro le critiche per la sua lunga assenza agostana: «Se non hai tanti nemici non hai fatto la cosa giusta». Ma di frasi-choc il sindaco ne ha collezionate tante Nel settembre 2014 partecipa al programma satirico radiofonico «Un giorno da pecora» dove annuncia di aver ufficialmente deciso di correre per un secondo mandato. E poi ha sparato: «Io sono fortemente attirato da qualunque sostanza stupefacente ma non ne ho mai utilizzata nessuna, perché ho paura da un punto di vista medico». Poi ci sono gli sfondoni storici come i celeberrimi: «Milano fu fondata dai Romani» e «Il mio amico Cardinal Martini fu nominato arcivescovo da Paolo VI» (aprile 2015). Nel 2013 osò sfidare gli animalisti confessando la sua fede di vivisezionista. Rischiò molto perché parlava ancora da candidato: «Vorrei chiedere a Marchini o Alemanno cosa farebbero se avessero un figlio affetto da una polmonite – ha aggiunto – glielo darebbero l’antibiotico anche se è stato testato su un topolino, come purtroppo è prassi fare affinché il medicinale sia approvato?».

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