La tensione è alta a Palagonia. Rabbia e paura animano il paese ai piedi dell’Etna, a meno di quarantott’ore dal duplice omicidio. Cittadini e istituzioni ce l’hanno con il governo Renzi. Si sentono beffati da una politica che sempre chiacchiera, ma senza fatti. «Renzi venga qui e mi spieghi, mi dia delle risposte, delle sue scuse non so che farmene. I miei genitori sono morti, ed e' anche colpa dello Stato». Con rabbia e lacrime parla Rosita Solano, una delle figlie della coppia massacrata da un extracomunitario domenica mattina. Rosita è appena rientrata da Milano, dopo avere ricevuto la notizia dell’uccisione dei suoi genitori. «So che Renzi e Alfano senza la certezza della pena hanno creato un sentimento di razzismo nei confronti di queste persone – sbotta, invece, Francesco, il nipote materno dei coniugi uccisi-. E se tutto questo sfociasse in una guerra civile...?» La tragedia avrebbe potuto avere consistenza maggiore, come rivela Manuela Solano, sorella di Rosita: «Mia figlia, che ha 5 anni aveva chiesto di andare a dormire dai miei genitori. Ma l'indomani saremmo dovuti andare al mare e quindi è rimasta a casa. Se ci fosse andata avrebbero ucciso anche lei». Sul fronte delle indagini, intanto, nella villa dei coniugi Vittorio Solano, di 68 anni, e Mercedz Ibaniz, di 70, sono stati fatti controlli con il luminol, cercate impronte digitali e tracce di Dna. Secondo gli investigatori, Mamadou Kamara, il 18enne ivoriano fermato dalla polizia di Stato perché accusato di avere rapinato e ucciso la coppia, non avrebbe agito da solo. Infatti, ci sarebbero elementi, scoperti dalla polizia scientifica, che porterebbero a pensare che ci sia stata almeno un’altra persona più alta dell'indagato nella scena del delitto. La Procura di Caltagirone, frattanto, ha firmato la richiesta di convalida del fermo dell'ivoriano da presentare al Gip. L’assassino, e suoi eventuali complici, sarebbero entrati da una porta secondaria, che era socchiusa. Poi l'irruzione nella villa: l’aggressione prima all'uomo, ferito mortalmente con un oggetto a punta alla testa e al collo, dove gli ha provocato una lacerazione con fuoriuscita violenta di sangue. La stessa aggressione alla moglie, che poi precipita dal balcone del primo piano, forse durante un tentativo di fuga o perché lanciata giù dall'assassino. Infine la fuga. Le indagini proseguono senza sosta alla ricerca della verità. Ma a Palagonia vogliono altro. Basti sentire il sindaco della cittadina catanese. «La gente in questo momento chiede delle risposte allo Stato, chiede più controlli», tuona Valerio Marletta. Alta tensione anche al Cara di Mineo, centro di accoglienza immigrati, struttura a dieci chilometri da Palagonia e residenza del profugo 18enne indagato. «Se è stato lui è una tragedia nella tragedia, per le persone uccise e per l'integrazione: siamo tutti sconvolti – afferma il direttore del Cara, Sebastiano Maccarrone -. Ho parlato con alcuni migranti e tutti si sono dissociati dall'accaduto, se è stato lui».
Coppia trucidata dal profugo La figlia: "Colpa dello Stato"
Gli ospiti del centro di Mineo si dissociano dalla tragedia
