Politica

Dilma e Lula, icone della sinistra italiana cadute nel fango

L’attuale presidente e il suo predecessore sono finiti nelllo scandalo tangenti alla compagnia Petrobas. Da noi c’è stata la fila per incensarli quando sono stati eletti

Le icone internazionali della sinistra italiana seppellite sotto un fiume di presunte tangenti. L’ultima delusione che annacqua i sogni del «sol dell’avvenire» agognato per anni dai nostri politici «rossi» e post tali, proviene dal Brasile, dove l’attuale presidente, Dilma Rousseff, e il suo predecessore, Luiz Inacio Lula da Silva, sono sospettati di essere sempre stati a conoscenza del sistema di mazzette che ruotavano intorno alla Petrobras, l’azienda petrolifera nazionale. Uno scandalo nazionale che nelle scorse settimane ha portato in piazza più di un milione di persone per chiedere alla Rousseff di mollare la poltrona. L’inchiesta «Lava Jato» (autolavaggio) coinvolge più di 50 esponenti politici, fra cui i presidenti delle due Camere (che appartengono al Partito del movimento democratico brasiliano, alleato del Partito dei lavoratori della presidente Dilma), vari ex ministri e l’ex capo dello staff della stessa Dilma. Petrobras, monopolista nel settore petrolifero carioca, avrebbe sborsato più di 3 miliardi di tangenti, molti dei quali finiti agli esponenti del movimento della presidente Rousseff che li avrebbero impiegati per sovvenzionare la campagna elettorale della stessa Dilma, in passato a capo del Cda di Petrobras e ministro dell’Energia con Lula presidente. Per far luce sullo scandalo è stata istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta. Ed è proprio in quella sede che Alberto Youssef, uomo d’affari e principale pentito dell’inchiesta, ha affermato che Rousseff e Lula «erano a conoscenza delle tangenti». Accuse respinte dai diretti interessati. Chissà se il «terremoto brasiliano» farà drizzare i capelli a molti esponenti della sinistra nostrana, che negli anni non ha perso occasione per inneggiare alla presidente e al suo predecessore. Il 10 luglio scorso la Rousseff è stata ricevuta a palazzo Chigi da Matteo Renzi, che con Dilma ha parlato di affari, rapporti economici e giustizia. L’amore incondizionato della sinistra italiana per le due icone brasiliane, ha attraversato molte stagioni politiche. E così è difficile dimenticare un Massimo D’Alema desideroso di abbracciare, nel 2002, un Lula appena eletto. Oppure i ferventi comunisti Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto e Armando Cossutta, felicitarsi per la vittoria del loro beniamino brasiliano. Lo stesso vale per l’ex segretario dei Ds, Piero Fassino, emozionato per quella vittoria, proprio come Angelo Bonelli, dei Verdi, ed Enrico Boselli, socialista. L’ex leader della Margherita, Francesco Rutelli, parlò di «riscatto» del Brasile grazie a Lula, mentre Romano Prodi, allora presidente della Commissione Ue, espresse «vivissime congratulazioni». Il fondatore del Pd, Walter Veltroni, di Lula sottolineò, infine, le «qualità umane e politiche». Stesso entusiasmo della sinistra italiana per la vittoria di Dilma nel 2010. L’allora segretario del Prc, Paolo Ferrero, per il quale la vittoria della Rousseff, «guerrigliera e vittima della repressione della dittatura», rappresentava la prova di «un grande Paese» che «ribadisce una via di sviluppo alternativa a quella disastrosa del neoliberismo, delle privatizzazioni, delle disuguaglianze sociali» e avrebbe certamente portato alla «diminuzione delle disuguaglianze e all’aumento dei diritti». Quell’anno al Quirinale c’era Giorgio Napolitano, che non perse l’occasione per sottolineare come la vittoria di Dilma avesse un «alto valore simbolico per tutte le donne, non soltanto brasiliane, ma di tutto il mondo». Per il Capo dello Stato, infatti, quelle elezioni avrebbero di certo costituito «un importante stimolo per la piena partecipazione del mondo femminile all'avanzamento del processo democratico e civile dei loro Paesi». Un mare di applausi, insomma, indirizzati dalla sinistra italiana alle loro due icone brasiliane, la stessa terra che da anni «protegge» l'ex terrorista Cesare Battisti.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.