«È solo una montatura politica: se sciolgono il Consiglio di Sacrofano, che è l’unico Comune che non c’entra niente in questa storia, e l’amministrazione di Roma resta dov’è ricorreremo in tutte le sedi per dimostrare la nostra totale estraneità a Mafia capitale». Il sindaco Tommaso Luzzi non ci sta a passare per un capro espiatorio per lo scandalo Mafia Capitale. Ma lei è indagato per concorso in associazione mafiosa... «Io non ho ricevuto nessun atto giudiziario e non sono stato ascoltato dai magistrati. Per me, da sempre, la mafia è un cancro da estirpare: l’ho combattuta per una vita in 50 anni di politica. E, nei miei uffici, prima in Consiglio regionale e ora in Comune, ho sempre portato la foto di Falcone e Borsellino, che considero i miei punti di riferimento ideali». Perché Sacrofano viene nominato ben 168 volte nelle due ordinanze di custodie cautelari, descritto come strategico per l’organizzazione? «Ma di strategico c’è solo che alcuni personaggi avevano qui la residenza. Gente che io non ho mai incontrato, né conosciuto». Le intercettazioni citate nell’inchiesta indicherebbero finanziamenti alla sua campagna elettorale, aiuti per l’affissione dei manifesti e il catering per la cena in piazza del 24 maggio 2013. «Ma io non ho mai parlato con Carminati, che qui neanche votava. I voti me li sono sempre sudati da solo, e ogni volta sono aumentati solo grazie al mio impegno sul territorio. Figurarsi se, per far affiggere 30 manifesti nel nostro piccolo centro, mi servivano gli attacchini di Carminati o i pasti dei suoi amici dopo il comizio finale. In ben altri Comuni, invece, hanno detto d’aver dato soldi per le campagne elettorali, ma in quei casi non mi pare d’aver letto di amministratori indagati». Di quali Comuni sta parlando? «Posso solo dire che l’unico Comune che non c’entra niente è Sacrofano, che non è affatto mafioso. E invece, da mesi, sta pagando per questa etichetta infamante: noi qui viviamo grazie ai ristoranti e ai maneggi. Che, con questo massacro mediatico, vedono arrivare sempre meno gente». Qui non doveva trasferirisi una nuova sede della Coop 29 di Buzzi? Ci sarebbero intercettazioni per individuare un terreno proprio a Sacrofano... «Ma assolutamente no, chiedete ad altri Comuni...». Lei fa riferimenti sempre ad altri Comuni: intende Morlupo, Castelnuovo di Porto e Sant’Oreste finiti nell’inchiesta? «Mi limito a constatare che per loro, tutte amministrazioni di centro sinistra, c’è un trattamento diverso». Non sarà perché, secondo la relazione del prefetto Gabrielli, «Sacrofano era asservita a Mafia Capitale» e al capogruppo regionale del Pdl, Luca Gramazio, in carcere da mesi? «Io ho battezzato e cresimato Luca, che mi chiama zio e mi ha voluto anche suo testimone di nozze. Sono certo che saprà dimostrare la sua estraneità a tutte le accuse. Com’è già accaduto nel nostro caso». Ma come.., il prefetto chiede ad Alfano lo scioglimento del Comune per mafia? «Me lo chiedo anch’io, considerato che l’ispezione della commissione, che io stesso chiesi subito all’allora prefetto Pecoraro proprio perché non avevo nulla da nascondere, ha stabilito che non c’è nessun atto, o appalto, riconducibile a quei signori». Buzzi ha parlato con i magistrati di un appalto da 200 mila euro per la cartellonistica stradale che lei (come presidente Astral), avrebbe agevolato su segnalazione di Carminati... «Tutto falso. L’appalto c’era, ma andava avanti dai tempi della Giunta Marrazzo, proseguito con quelle di Polverini e Zingaretti, però andava avanti da solo, non c’era bisogno di alcun intervento del presidente. Come ora, da sindaco: neanche conosco chi si è aggiudicato i lavori da 200 mila euro, finanziati dalla Regione, per il rifacimento del tetto della scuola».
"Va sciolto il Campidoglio altro che la mia Sacrofano!"
L'intervista
