«La mia libertà». Chissà, magari Ignazio Marino potrebbe rubare a Franco Califano il titolo per il suo libro di memorie sui due anni in Campidoglio, testo che il sindaco di Roma pare stia scrivendo tra un’immersione e l’altra. Ma forse il repertorio del Califfo non fa proprio parte del background culturale del chirurgo Dem. Di certo, il maxi-viaggio itinerante fra Usa e Mar dei Caraibi è solo l’ultima delle fughe del sindaco dalla città eterna, che ora è attaccato ufficialmente (e a mezza bocca) anche da più esponenti del suo stesso partito: un’assenza ogni 48 giorni, calcolava diligentemente alcuni giorni fa il deputato del Pd, Michele Anzaldi, censurando l’attitudine del sindaco chirurgo, da vero sub, di salire ogni tanto (anzi spesso) in superficie a respirare. A parte le «vacanze in America», per dirla con i Vanzina, che si ripetono a Natale e a Ferragosto, i viaggi di Marino sono quasi sempre istituzionali. Ogni volta, si va in cerca di fondi per la Capitale. Soldi che, puntualmente, non arrivano, o al massimo giungono da altri lidi meno turistici per i gusti del sindaco genovese. Fu Dagospia, l’8 giugno scorso, a mettere insieme un primo report dei viaggi istituzionali stelle e strisce di Marino. Ben 5, più di quelli dei premier Matteo Renzi ed Enrico Letta messi insieme. Che con i 2 per motivi privati fanno 7. In totale, invece Marino ha effettuato ben 15 viaggi lontano dal Campidoglio. La prima visita ufficiale arriva 7 mesi dopo l’insediamento in Campidoglio: dal 10 al 12 dicembre il sindaco viaggia fra New York e Washington, stringe mani, incontra persone e colleghi, sigla gemellaggi. «Si cercano finanziatori», afferma il suo staff, ma di soldi nemmeno l’ombra. Ad agosto 2014 eccolo di nuovo negli States: stavolta la delegazione arriva nella Grande Mela per incontrare nientemeno che James Pallotta. Con il patron della Roma si parla del nuovo stadio, ma appena un mese dopo il presidente giallorosso sarà all’Olimpico per assistere alle prime gare di campionato. Ancora una missione negli Usa ci sarà il 15 settembre, a San Francisco, «a caccia di benefattori dell’archeologia». Ricordiamo che finora, gli unici due interventi di mecenatismo su Roma sono arrivati dal Giappone e dall’Uzbekistan, paesi in cui il sindaco non è mai stato. In Nordamerica il sindaco va anche per il Capodanno 2015, ma stavolta in settimana bianca: prolunga le ferie a causa di un incidente sugli sci e intanto a Roma i vigili urbani gli si rivoltano contro, mentre lui minaccia licenziamenti dal letto di ospedale. Qualche mese dopo, ancora un viaggio in Usa, stavolta a Philadelphia, «ospite della Jefferson University, riceverà dal Sidney Kimmel Medical College della Thomas Jefferson University la laurea honoris causa in Scienze», fa sapere il Campidoglio. Proprio in quei giorni a via Battistini un’auto guidata a folle velocità da un minorenne rom travolge una donna filippina, con il baby conducente che si dà alla fuga per giorni. È proprio questo che colpisce: la sfortunata capacità del primo cittadino di assentarsi nel momento in cui i romani reclamano la sua presenza. In questo senso, nerissimo è il novembre 2014. Il giorno 6, ad esempio, la protezione civile prevede una nuova bomba d’acqua, di dimensioni simili a quella che aveva colpito nel gennaio 2014 l’area di Roma Nord. La sala operativa è in allerta, ma il sindaco decide di partire verso Milano per partecipare all’assemblea annuale dell’Anci, affermando che comunque sarebbe stato «in stretto contatto con gli operatori e pronto a rientrare in qualsiasi momento». Il 12, Marino se ne va a Londra: la scusa è quella di una conferenza organizzata dall’Economist: va a spiegare agli inglesi nientepopodimeno la mobilità sostenibile della Capitale. Nelle stesse ore monta la rivolta di Tor Sapienza. A fine mese, invece, esplode il Panda-gate: uno dei momenti più difficili della sua travagliata esperienza in Campidoglio; i consiglieri cospirano contro di lui e il sindaco stavolta è costretto a rientrare in tutta fretta da Parigi per provare a non farsi sfiduciare. Quest’estate, finalmente, la meritata boccata d’ossigeno dalle bombole da immersione sotto le onde dei Caraibi.
Marino sott’acqua attaccato dagli squali del Pd
All’estero ogni 48 giorni per immersioni e ricerche di fondi Negli Usa 7 volte. Ma i soldi arrivano da Paesi dove non è stato
