C’era attesa al quartiere Don Bosco-Cinecittà per la celebrazione della Messa domenicale nella basilica che giovedì ha ospitato i discussi funerali di Vittorio Casamonica. E questa volta c’erano anche le forze dell’ordine: fin dal mattino due blindati della polizia hanno presidiato la stessa piazza che aveva visto sfilare il corteo funebre con tanto di Rolls Royce e carrozza trainata da sei cavalli. Un’attesa palpabile, con i residenti del quartiere concordi nel ribadire che quella fetta di Roma è abitata da gente onesta, che con la mafia e la criminalità non ha nulla da spartire. Ma inevitabilmente divisi sulle responsabilità del parroco, don Giancarlo Manieri. Il quale, dal canto suo, nell’omelia della Messa celebrata alle 11, non ha fatto il minimo cenno alla bufera mediatica che lo ha investito né è tornato sulla vicenda. Quello che aveva da dire, il salesiano ex giornalista lo ha detto a caldo, ai microfoni delle tv e nelle parole scritte sul sito: «Ho fatto il mio dovere di prete, se necessario probabilmente lo rifarei». Ma fuori della chiesa il clima è diverso. Intanto c’è il presidio organizzato dal Pd. Curioso. Si vuole ribadire la difesa della legalità ma sembra quasi che si voglia puntare l’indice contro le scelte della Chiesa, o almeno di un sacerdote, «dimenticando» le responsabilità delle istituzioni, quelle stesse istituzioni in cui il Pd ha un ruolo di primo piano. Sono anche diversi residenti a pensarla nello stesso modo. Quanto meno quelli che si sono presentati sul sagrato con cartelli e striscioni per ribadire che loro sono persone perbene, che con i Casamonica non c’azzeccano niente. «Tuscolana in tilt, autobus bloccati e corteo scortato dai vigili di Roma Capitale» alcuni degli slogan esibiti. «Il sindaco: non sapevo chiederò, non c'ero e se c'ero dormivo. Il parroco: non sapevo chi fosse, non ho visto il cartellone non ho sentito nulla. Si certo e io sono Naomi Campbell». Ce n’era anche per quanti hanno riportato un’immagine negativa di Roma nel mondo: «Messaggio per la stampa estera: il quartiere si dissocia e precisa che alla funzione del boss era presente solo il clan mafioso Casamonica e nessun cittadino onesto della zona». Immancabili anche i riferimenti ai funerali negati a Piergiorgio Welby nella stessa basilica: «Carità cristiana negare la funzione funebre ad un malato terminale per non riconoscere la dolce morte ma legittimare racket, droga e mafia di un clan onnipresente. Viva la coerenza». Dimenticando che la situazione era radicalmente diversa. C’è perfino chi ha proposto di non andare a Messa per esprimere il proprio sdegno: «È stato uno schiaffo pubblico e morale da un clan mafioso, così si legittima l’illegalità» ha detto una signora. Anche se «non è una protesta anticlericale», le ha fatto eco un altro residente. Tuttavia molti fedeli hanno preso le difese di don Giancarlo: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra - dicono due signori - Chi siamo noi per giudicare? Il funerale non si nega». E un’altra incalza: «La responsabilità è delle istituzioni, non doveva essere il parroco a vietare il funerale. Dov’erano polizia, carabinieri, vigili urbani? Oggi sono dappertutto, l’altro giorno non si sono visti». «I morti si rispettano - aggiunge un anziano - Don Giancarlo ha fatto quello che doveva fare. Anche se quello era un criminale il giudizio spetta solo a Dio. Papa Francesco parla di misericordia, no?». «Quello che è successo è intollerabile - afferma una signora - ma non si può buttare la croce solo addosso al parroco». Resta ora da vedere quali saranno le decisioni del Vicariato e dei salesiani, l’istituto religioso a cui appartiene don Giancarlo Manieri mentre la S. Sede si è espressa in maniera chiara con l’articolo apparso sull’Osservatore Romano: non c’è spazio per zone d’ombra. Ma la tensione nel quadrante sud-est della Capitale, quello in cui è radicato il clan Casamonica, resta alta. Lo dimostra l’episodio avvenuto ieri pomeriggio in via del Quadraro, dove una troupe della Rai che stava effettuando delle riprese per il programma «Agorà» alle abitazioni delle famiglie Casamonica e Spinelli, è stata aggredita. «Siamo stati circondati da una decina di persone - racconta l’inviato della Rai Alfonso Iuliano - Il cameraman è stato strattonato e graffiato sul braccio, quindi gli hanno tolto la telecamera e la scheda video, restituita solo dopo che tutto il materiale girato era stato cancellato. Un uomo mi ha minacciato di morte, dicendomi ripetutamente "ti ammazzo se non mi dai la telecamera"». Due persone risultano fermate.
A Don Bosco guelfi, ghibellini e polizia
Cartelli e striscioni contro il parroco ma molti fedeli lo difendono
