Si sono conosciuti, hanno cominciato a frequentarsi. Per un certo periodo si sono anche (politicamente) piaciuti. Ma al momento di mettersi insieme, niente. Lui ha fatto un passo indietro. Per il momento Matteo Salvini e Giorgia Meloni restano una coppia potenziale. Nel senso che, in teoria, potrebbero rappresentare il futuro del centrodestra in un progetto che permetterebbe al segretario della Lega Nord di mettere radici al Sud con un soggetto federativo che vedrebbe nella leader di Fratelli d’Italia la testa di ponte da Roma in giù. In pratica, però, tutto s’è arenato. Compresi i progetti «espansionistici» di Salvini. L’impressione, infatti, è che la spinta propulsiva del leader del Carroccio verso il Mezzogiorno si sia per il momento spenta. Noi con Salvini, al di là delle dichiarazioni di maniera, sembra scontare limiti strutturali, come la mancanza di un vero radicalmento territoriale e l’assenza di una progettualità a lungo termine. I coordinamenti locali sono partiti a singhiozzo e a macchia di leopardo e i risultati elettorali non sono stati esaltanti. In Puglia è andata male, e con Fratelli d’Italia è stato il caos. In provincia di Roma, dove la lista è stata schierata a Colleferro e Albano, è andata se vogliamo anche peggio. In Sicilia ci sono stati risultati un po’ più incoraggianti, ma l’impressione finora è stata che Salvini non vuole spingere più di tanto. Sui territori serpeggia il malumore nei confronti del senatore Raffaele Volpi, vicepresidente e organizzatore di Noi con Salvini, la cui unica colpa è di avere in Salvini un decisionista che non decide cosa fare da grande. Come organizzarsi al Sud? In che modo? E a livello nazionale cosa fare? Accettare le avances di Berlusconi o rimanere indipendenti? Accantonare o rilanciare l’idea di un polo identitario di destra con Fratelli d’Italia? La cronaca narra di un Salvini non convinto dal progetto del Cavaliere, deciso a creare un contenitore unico, Altra Italia, per federare tutti i partiti del centrodestra in un’unica lista come prevede l’Italicum. Ma, al tempo stesso, il segretario di via Bellerio sembra aver accantonato anche l’idea di avviare un percorso comune con Fratelli d’Italia, che pure aveva dato buoni risultati nelle Marche e in Toscana con Acquaroli e Borghi. Le ultime regionali avrebbero quindi potuto incoraggiare un’accelerazione dell’alleanza verso il Sud. Ma i segnali che arrivano da Salvini sembrano ben diversi. Il leader leghista in questo momento sembra più preoccupato di fare il Beppe Grillo di destra più che costruire un’alternativa di governo. Dopo aver annunciato prima la volontà di sfidare Renzi per Palazzo Chigi e poi la tentazione di candidarsi a sindaco di Milano - il suo vero sogno, ma incompatibile con la leadership nazionale e soprattutto con la premiership - il segretario del Carroccio è tornato sul suo cavallo di battaglia: l’immigrazione. Nel pantheon di Salvini entra così di tutto: Efe Bal e la legalizzazione della prostituzione e la difesa del Bambinello nel Presepe; gli attacchi alla Chiesa e al Papa su immigrazione e tasse sugli istituti scolastici paritari e la difesa della famiglia tradizionale. L’Europa e l’euro poi sono tematiche ricorrenti, ma sempre in chiave populista. Anche la gestione dei casi siciliani con Musumeci e Buttafuoco - con tanto di strascico polemico con la Meloni - lascia spazio a più d’una perplessità. Sicuri quindi che Salvini voglia davvero puntare a governare? In molti ne cominciano a dubitare, paventando «il braccino», la paura di vincere del segretario che forse funziona meglio come oppositore duro e puro che come uomo di governo. Il leader leghista si sta prendendo un periodo di riflessione. I rumors che trapelano da via Bellerio e da Montecitorio raccontano di un Salvini deciso a rilanciare a settembre lo sbarco al Sud, col ruolo di Giorgetti che dovrebbe assumere sempre più peso rispetto a Volpi. Ma sono solo rumors, i fatti vanno da un’altra parte. Cos’ha davvero intenzione di fare però il leader leghista ancora non è chiaro, neppure alla ristretta cerchia di fedelissimi. Di certo il progetto-Salvini non sembra più contemplare l’alleanza al Sud con Giorgia Meloni. Il «grillizzarsi» del leghista ha allontanato i due leader. Così Giorgia si sente un po’ sedotta e abbandonata. Convinta che la strada dell’alleanza con l’altro Matteo fosse l’unica praticabile per ricostruire la destra, la Meloni ha rischiato di spaccare il proprio partito, andando in rotta di collisione con Fabio Rampelli, capogruppo FdI alla Camera e demiurgo della giovane presidente del partito. Giorgia ha compiuto passi importanti verso Matteo: l’adesione alla manifestazione di piazza del Popolo a Roma il 28 febbraio, episodio storico in cui una leader romana cedeva il passo in casa propria a un segretario del Carroccio. S’è fatta vedere spessissimo insieme a Salvini in uscite ufficiali e in conferenze stampa a Montecitorio, buone per suggellare l’intesa agli occhi del mondo politico. Dopo l’accordo alle regionali nelle Marche e in Toscana un’accelerazione sul percorso politico al Centro-Sud era quindi preventivabile. Invece niente, Salvini ha tirato il freno a mano, preoccupato dalla reazione della base, della classe dirigente leghista del Nord, e dell’ottima riuscita televisiva e di piazza della Meloni. Insomma Lega Italia, Lega Sud o in qualsiasi altro modo si sarebbe dovuto chiamare il soggetto politico, per il momento è tutto congelato. Altro motivo di frizione è l’ipotetica candidatura a sindaco di Roma della stessa leader FdI, caldeggiato segretamente da tutto il centrodestra, deciso a riprendersi la città dopo il disastro Marino e la non eccellente performance - diciamo così - del sindaco Alemanno. In controtendenza con le avances precedenti nei confronti di Giorgia, Salvini starebbe vagliando la proposta di convergere su Alfio Marchini fattagli di Berlusconi nell’ultimo vertice di Arcore. La preoccupazione di un exploit di Giorgia avrebbe serie ripercussioni sul monopolio della leaderhip nel centrodestra. Così Salvini, dopo aver manifestato più volte segnali di apprezzamento per una discesa in campo in prima persona della Meloni nella battaglia per il Campidoglio, ora non proferisce più parola su un’eventualità del genere. Così finisce una storia. Politica. A farne le spese è il popolo del centrodestra che s’è mangiato i confetti prima del sì sull’altare.
Giorgia e Matteo separati in casa
Matteo pensa più a fare il Grillo che al governo E i rapporti con la Meloni si sono raffreddati
