Se la Grexit è stata (forse) scongiurata, la «CrocExit» - invocata a gran voce dal centrodestra siciliano - potrebbe essere già arrivata. A tre giorni dall’anniversario della strage mafiosa di via D'Amelio è la nemesi a prendersi gioco del destino del governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Ed è la cifra di quello che viene chiamato «crocettismo» a entrare in cortocircuito, ossia il suo modello di gestione del potere che si è autogenerato proprio in nome dell’invettiva antimafiosa e moralista. Qualcuno chiama tutto questo anche «antimafia da operetta», qualcosa che va al di là e «oltre» i risultati politici. Non a caso se Crocetta a palazzo d’Orleans era arrivato nel 2012 per fare la «rivoluzione», questa rischia di infrangersi non solo per l’«intercettazione» (la presunta frase-choc del suo medico personale Tutino contro la figlia di Paolo Borsellino) ma anche e soprattutto per due anni e mezzo di governo a dir poco controversi. Tuonava così appena eletto: «La mafia deve fare le valigie. Oggi cambia la storia, il miracolo è riuscito». E uno dei punti di forza del «crocettismo» di governo è stato, appunto, la nomina di Lucia Borsellino. Figura che, spiegava il presidente della Commissione antimafia siciliana Nello Musumeci qualche giorno fa al «Tempo», ha rappresento una «comoda copertura di operazioni discutibili e non chiare». Se lo chiedeva, del resto, in Buttanissima Sicilia Pietrangelo Buttafuoco: «Qui si comincia con le dolenti note e si sconfina in zona bestemmia ma chissà quale segreto sentimento avrà spinto Lucia Borsellino, figlia di Paolo, ad accettare di schierarsi con Rosario Crocetta...», spiegando nel libro che a suo avviso dietro i paramenti del sacerdozio laico di Crocetta si celava lo stesso sistema politico clientelare che aveva contraddistinto il governo del suo predecessore, Raffaele Lombardo. Lo ammetterà, tra le righe, la stessa Borsellino: «La vicenda Tutino è un altro tassello di un mosaico che, al mio interno, si sta per completare. Quello che posso dire, oggi, è che le ragioni che mi portarono tre anni fa ad accettare la proposta di Crocetta non le vedo più». Il «crocettismo», e non da ieri, entra in crisi non solo come categoria della mafiologia ma anche sulle tangibili fondamenta amministrative. La «rottamazione» promessa in Regione siciliana ad esempio? Mai vista. Perché quando Crocetta i primi giorni ingaggia come assessori niente di meno che star della società civile del calibro di Franco Battiato e di Antonino Zichichi tutto ciò dura l’arco di qualche mese: mero effetto cosmetico. Oggi in Giunta infatti si trovano esponenti e professionisti di partito come Giovanni Pistorio (Udc), e il neoassessore alla Sanità Baldo Gucciardi, ex capogruppo del Pd. La stessa Corte dei Conti - quella che ha ventilato un pericolo default stile Grecia per la Sicilia - ha indicato proprio nei frequenti cambi negli assessorati (ben 37 in meno di tre anni) una delle cause dell’instabilità e dell’inattività del processo riformatore. A proposito di contabilità; che dire del commissariamento avvenuto con il «Crocetta-ter» sui conti? Dell’arrivo, cioè, del «badante» spedito da Roma, l'assessore Alessandro Baccei? Segno, questo, che il duo Delrio-Renzi ha deciso di mettere sotto stretta sorveglianza da tempo la gestione di Crocetta (e non a caso renziani siciliani di stretta osservanza sono stati tra i più feroci a chiedere la testa del presidente in queste ore. Davide Faraone è già ai nastri di partenza). Se c’è un capitolo, poi, dove il «crocettismo» fa rima con disastro è quello delle riforme. A partire dal tema delle province e del riordino degli enti locali: qui il governatore, accelerando addirittura sul governo, decise di scioglierle; peccato poi che non sia ancora riuscito dopo diverso tempo all’Ars a organizzare il provvedimento sui liberi consorzi e le città metropolitane. E il rapporto tra Crocetta e le promesse? Aveva gonfiato il petto in campagna elettorale con un accento sovranista: «Mai il Muos in Sicilia», riferendosi al sistema satellitare americano progettato a Niscemi che ha scatenato la dura protesta del territorio preoccupato per i rischi alla salute. Appena eletto, in effetti, blocca i lavori. Ma poi è costretto a un clamoroso passo indietro sull’argomento (la famosa «revoca della revoca»): alla fine il nulla osta alla costruzione per il Muos arriva (ci ha dovuto pensare il Tar a bloccare i lavori). E a chi lo contestava rinfacciandogli l’incredibile giravolta su un argomento così sentito dai siciliani lui ribatteva con l’argomento tautologico del «crocettismo». Indovinate un po’? «Mafiosi».
Due anni e mezzo di fallimenti L’isola non rimpiangerà "Saro"
Aveva promesso la rivoluzione. Ha ecduto al clientelismo e alla peggiore politica