Dirlo è controcorrente, molto scomodo, ma necessario. E allora lo diciamo da qui. Degli sms, brogliacci giudiziari, corrispondenze personali, conversazioni di whatsapp, diari o presunti tali che compongono la nuova narrazione di Berlusconi e le cosiddette Olgettine non può fregarcene di meno. In realtà non è tanto vero, perché la curiosità è diabolica, naturale tentazione. Ma fregarsene è un dovere di cittadinanza. In ossequio alla nostra civiltà che dovrebbe riconoscere (come ha più volte detto, inascoltato, il Garante della Privacy Antonello Soro) il diritto alla riservatezza, a chiudere dentro il caveau della propria vita privata tutto ciò che riguarda atti sessuali, gusti sessuali, posizioni e modo di usare mani, lingua e anche altro. Se, come più o meno scrisse Benedetto Croce, il termometro di ogni epoca è quanto la libertà viene rispettata all’interno di essa, questi nostri tempi hanno la febbre alta. Perché non può esistere che il prezzo da pagare di essere Silvio Berlusconi sia lo spiattellamento, fin nei particolari più scabrosi, di tutto l’al di là del buco della serratura. E questo spiattellamento, da giorni ricominciato con il solito zelo feroce di certa stampa, non c’entra nulla con il diritto-dovere di informare. Esiste un limite che non dovrebbe essere valicato, il non mostrare la spoliazione della dignità personale nella dimensione domestica. Spoliazione immancabile, a cui è sottoposto ognuno di noi, anche le anime belle del moralismo, e per scoprire quanto sia comune basterebbe che le case fossero di vetro. Il Berlusconi esitante, barcollante, molto lontano dal Presidente dei tre G8, che emerge dalla telefonata con due gentili signorine che battono energicamente cassa per avere casa e un viaggio in America non sarebbe per nulla diverso da qualsiasi eroe della moralità contemporanea, che magari ha l’umanissima pecca di un’amante che al telefono minaccia di dire tutto alla moglie. Oltretutto, l’anima vera del guaio alla base di questa vicenda sarebbe stata comprensibile anche senza questa pornografia mediatica. E stava tutta nell’inopportunità che un uomo politico, sia da premier che da capo di governo, si circondi di una marmaglia da bassifondi, con cui dividere ripetute serate, a cui aprire le porte di casa e vita. Esiste una lunga serie di «amori clandestini» di uomini di Stato, storie a tratti bellissime a tratti maledette. Ma quando si finisce ricattabili, si entra in un crinale pericolosissimo. Rischio facilmente preventivabile di fronte ad un nugolo di avanzi da club privè. Ragazze che hanno finito per cucire un fumettone becero e bulimico da lusso. A metà tra Fight Club e Scarface. Tra minacce più o meno velate, stalking telefonico sia a Berlusconi che al ragioniere della cassa personale, trionfo di banconote di grosso taglio esibite pubblicamente con voluttà, addirittura 500 euro date come mancia. E tante, tante parole in libertà. Una baraonda ingestibile, e in quanto tale non poteva non esplodere trascinando dentro tutto quanto. Come infatti è accaduto. Perché se è innegabile che Berlusconi è caduto nel 2011 per via della ben nota manovra a tenaglia euro-speculativa, è altrettanto vero che alleato di questa manovra fu il discredito internazionale generato da tutte queste vicende in grigio-rosa. E che, se hanno intaccato un’esperienza di governo, lo stanno facendo anche con una storia politica che, per come era iniziata e si era svolta, avrebbe meritato un atterraggio ben più glorioso. Ma tutto questo si sarebbe capito anche senza levare il coperchio ad una storiella di trenini, balletti e sex toys. Del tutto irrilevante, peraltro, dal punto di vista giudiziario.
Il Cav e la nuova pornografia mediatica
Sul Fatto Quotidiano le registrazioni scabrose (senza censura) delle olgettine con Silvio LEGGI ANCHE L'ira di Forza Italia
