A sorpresa arrivò la «benedizione» per Diego Della Valle. «C’è bisogno di gente nuova in politica» dice Silvio Berlusconi quando i giornalisti gli chiedono del movimento che il patron di Tod’s si avvia a lanciare, «Noi Italiani». «È un ottimo imprenditore - commenta ancora l’ex premier - ed è nuovo come politico. È senz’altro un numero uno, serve avere più persone come lui che decidono di dedicarsi al bene del proprio Paese portando tutta la loro capacità ed esperienza». Parole che spiazzano soprattutto se si considera che i rapporti tra i due - Berlusconi e Della Valle - in passato erano stati tutt’altro che idilliaci. Non a caso, in serata, arriva la precisazione del Cavaliere: «L’evviva esclamato per Della Valle non tragga in inganno» fanno sapere i fedelissimi. Più che un endorsement, quello di Silvio Berlusconi sarebbe da interpretare come un auspicio che in campo scendano sempre di più «uomini del fare» come lui, esponenti del mondo imprenditoriale con entusiasmo e capacità, non sempre e solo i professionisti della politica, alla Matteo Renzi. Lo stesso Giovanni Toti, governatore della Liguria e braccio destro di Berlusconi, ci tiene a mettere i puntini sulle «i»: «Per migliorare la politica serve l’impegno di tutti, ma per essere leader di qualcosa, bisogna poi avere il consenso, non basta scendere in campo». Insomma, Berlusconi non boccia l’iniziativa di Della Valle. D’altronde, nella sua carriera politica ha dato più volte prova di «inclusività». Ma da qui a parlare di «innamoramento» ce ne passa. Il Cav, in passato, considerava l’imprenditore marchigiano un «uomo di sinistra» e con lui si scontrò in diverse occasioni. Famoso il faccia a faccia in una puntata di Porta a Porta - al termine della quale, si racconta, Silvio assicurò che non avrebbe più comprato scarpe Tod’s - ma ancora più noto è il battibecco a un’assemblea di Confindustria in piena campagna elettorale, nel 2006, quando Della Valle fu redarguito dall’allora premier perché «non è buona educazione dare del tu al presidente del Consiglio, mi dia del lei». Frizioni oggi dimenticate, a quanto pare. Potere di una giravolta, quella di Della Valle, che da iper renziano della prima ha preso a poco a poco le distanze dal premier. E riavvicinamento avvenuto nel giorno in cui un altro storico «nemico» del Cav, Gianfranco Fini, non esita a dire che «se invitato, un caffè con Berlusconi andrei a prenderlo». Teatro delle esternazioni del leader di Forza Italia la presentazione della nuova stagione milanista, al fianco del neo allenatore Sinisa Mihajlovic. L’ex premier dà l’impressione di divertirsi molto di più quando può parlare di calcio, ma non si sottrae alle domande sulla politica. E in particolare sulle emergenze con le quali al momento è alle prese l’Europa e l’Italia: «Per la Ue è assurdo pensare di rinunciare alla Grecia, un Paese alla radice della nostra civiltà» spiega Berlusconi. «Per noi la Grecia è tutto - aggiunge - è Omero, Platone, Aristotele, la filosofia, il diritto e la letteratura». Ma il leader di Forza Italia si concentra soprattutto sull’immigrazione: «Le stazioni di Milano e della Tiburtina a Roma, sono piene di immigrati da giorni - continua - possibile che il governo non abbia pensato che con qualche pullman li poteva portare in altri posti, come la Fiera di Milano, dove ci sono ambienti climatizzati con cucina e ristorante? Invece, li lasciano lì così che giornalisti, tv e viaggiatori li vedano e abbiano una sensazione del Paese così terribile».
A sorpresa Silvio benedice il partito di Della Valle
«Evviva, c’è bisogno di un numero uno come lui»
