Politica

Renzi non è più sereno: "È il momento più difficile"

Il premier scarica Marino: "Una persona perbene, ma governi o vada a casa"

Matteo Renzi raduna i suoi a Montecitorio. Partecipa all'assemblea del gruppo Pd, riunita per eleggere il nuovo capogruppo dopo le dimissioni di Roberto Speranza. Il premier fa il nome di Ettore Rosato (fino a oggi vicepresidente vicario, ndr) e afferma: "È il candidato naturale in una logica di continuità". Quindi aggiunge: "Se ci sono candidature alternative fate pure". L'assemblea dei deputati Pd è terminata dopo meno di un'ora e i seggi resteranno aperti fino alle 21. Renzi ha anche ammesso di "aver avuto il dubbio se riorganizzare gruppo e segreteria" del partito, per fotografare "il nuovo equilibrio delle correnti". Ma poi il dubbio è stato superato per "proseguire sul lavoro già intrapreso".     Il momento più duro della legislatura Ma l'assemblea del gruppo è anche il momento per una prima ammissione di difficoltà. Parole che normalmente non escono dalla bocca del premier che ci ha abituato ad attaccare chi lo critica bollandolo come "gufo". Stavolta, invece, il "gufo" sembra essere lui. "È il momento più difficile - ammette - e più affascinante dell'intera legislatura". E subito dopo assicura: "Il nostro tempo finirà nel 2018. Quando ci sono delle difficoltà quelli bravi le superano".     Le mani su Roma Ma la giornata è anche l'occasione per una polemica a distanza con il sindaco di Roma. E l'impressione è che il premier sia pronto a rottamare Ignazio Marino. "Fossi in lui non sarei tranquillo" dice in mattinata intervistato da Massimo Gramellini su "La Stampa". E nel pomeriggio rincara la dose: "Marino? Una persona perbene, ma governi o vada a casa". Parole che scatenano l'immediata reazione di Francesco Storace che su Twitter scrive:     Renzi dice alla Stampa che tra un anno si vota "a Torino, Milano, Napoli, Bologna, forse Roma". #marinostaisereno pic.twitter.com/Ad1MxqkGIe — Francesco Storace (@Storace) 16 Giugno 2015     Marino, però, ostenta sicurezza: "Oggi ci occupiamo di cultura, del Teatro dell’Opera. Anzi, noi pensiamo al futuro della città, una città che cambia e va avanti".     Cosa vuole Renzi. Un esponente della stretta cerchia renziana ricorda che tra le ipotesi per la successione di Marino è sempre più "calda" la pista che porta al vicepresidente della Camera Roberto Giachetti. L'ex capo di gabinetto di Francesco Rutelli al Campidoglio sarebbe il candidato ideale per le Comunali. Questo, nell'ambito di un percorso che vedrebbe Roma andare al voto nel turno delle amministrative del 2016, insieme a Milano, Torino, Napoli. La maggioranza a Montecitorio non esclude che alla fine Renzi voglia un election day per il 2016, che includa amministrative e politiche. In questo scenario, per quanto riguarda la Capitale, la funzione di traghettamento sarebbe assegnata al prefetto di Roma Franco Gabrielli, piuttosto che a un nome che pure gira in queste ore, quello del presidente dell'anticorruzione Raffaele Cantone. Di certo c'è che il Pd non lascerà che le cose si trascinino senza cambiamenti sostanziali nella conduzione dell'amministrazione capitolina. A Marino il Pd chiede uno scatto d'orgoglio. Un cambio di passo nella gestione di Roma. Ma nonostante la considerazione che tutti nutrono per il sindaco, non si può escludere, che gli eventi precipitino.     La telefonata di Orfini  Il commissario del Pd romano, Matteo Orfini, ha telefonato a Marino. Ma anche lui non è più così deciso nella difesa: "Sì, l'appoggio al sindaco di Roma è ancora forte e deciso. Le dichiarazioni di Renzi sono uno sprone a fare meglio e di più, anche con l'aiuto del governo. Tecnicamente nessuno può dire no, non accadrà mai perché è il prefetto a chiedere lo scioglimento dell'esecutivo. Quindi, anche per una questione di galateo istituzionale, nessuno può dire oggi che Roma non sarà commissariata. Noi staremo tranquilli a Roma solo quando tutti i problemi della capitale saranno risolti". Intanto il prefetto di Roma Franco Gabrielli sta esaminando la relazione di circa 1000 pagine della commissione d'inchiesta nominata dall'ex prefetto Giuseppe Pecoraro per studiare le carte dell'indagine "Mondo di Mezzo". Al termine di questo lavoro, che dovrà concludersi entro 45 giorni, il prefetto deciderà se chiedere lo scioglimento del Comune di Roma al Viminale. L'attesa di Marino. Il sindaco attenderà venerdì per prendere qualsiasi decisione. Quando il Consiglio dei ministri darà il via libera al decreto sul Giubileo. Se i fondi promessi (500 milioni di euro) non dovessero arrivare, Marino farà i suoi conti e le conseguenze sarebbero inevitabili. I consiglieri M5S presenteranno comunque la mozione di sfiducia contro il sindaco. All’attacco anche Alfio Marchini che fa sapere: "Da un anno chiediamo le dimissioni di Marino. È l’unico modo per coniugare onestà, dignità e senso di responsabilità".

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