Politica

Alfonso Sabella: commissariamento da escludere

"Il problema principale è il fatto che Roma Capitale non aveva una classe dirigente all’altezza di governarla"

«Credo che l’eventualità di un commissariamento di Roma è esclusa, sulla base di una valutazione meramente giuridica, perchè credo che l'art. 142 del Tuel prevede lo scioglimento del Consiglio comunale solo e laddove determinate criticità siano attuali. È chiaramente una mia personale interpretazione, ma la fotografia attuale di Roma non è quella riportata dall'art 142. Questo tipo di condizionamenti ci sono stati, sono stati molto gravi, tali da impedire un regolare svolgimento dell'amministrazione, ma attengono al passato». È convinto l’assessore alla Legalità e delegato al X Municipio (dove il presidente si è dimesso e il consiglio è stato sciolto), Alfonso Sabella. Magistrato, esperto di antimafia chiamato dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, all’indomani della prima tranche dell’inchiesta Mondo di Mezzo. Convito sì ma non troppo. «Anche se sul piano sostanziale trovo che la criticità dei comportamenti messi in luce dallo straordinario lavoro della Procura di Roma siano tali da poter portare allo scioglimento - dice Sabella - ma ripeto, credo che l’amministrazione di Roma di oggi si è data nuove regole e quindi i fatti gravosi commessi nel passato oggi non potrebbero essere più commessi». le linea insomma è quella del Pd, o di quel che ne resta a livello romano: restiamo perché siamo "bravi" e puliti. Tira invece il freno a mano e "ritratta" il pensiero, pure più volte espresso, sulla corruzione diffusa tra i dipendenti di Roma Capitale. «Come ho affermato in passato, il problema principale è il fatto che Roma Capitale non aveva una classe dirigente all’altezza di governarla. In parte oggi devo auto-smentirmi e sono felicissimo di farlo - ritratta Sabella alla Radio Roma Chiama - nel senso che avendo avuto modo di lavorar insieme a tutta una serie di dirigenti, ho trovato persone straordinarie. Specie ad Ostia, sono uno più bravo dell'altro». Sulla figura di Andrea Tassone, presidente dimissionario del municipio di Ostia e oggi oggetto di misure cautelari in relazione a Mafia Capitale, Sabella ha risposto: «Quanto a Tassone, che ho conosciuto personalmente sul piano umano e spero possa dimostrare la sua innocenza, credo che il suo disagio dipendesse da tutta una serie di atti che non avevano nè capo e nè coda, che non erano conformi a nessun regolamento giuridico. E quindi da lì mi è venuto da dire che i dirigenti che li hanno prodotti o erano incapaci o corrotti. Io spero che si tratti solo di incapacità».

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