Immaginatevi il delirio. Tutto il Pd contro la Bindi. Tutti a gridare al golpe antimafia, a parlare di processi di piazza, a riservarle improperi e considerazioni che nemmeno ai tempi del Berlusca e dei berluscones di provata fede. Che ridere. Ieri mattina il premier incensa per l’ultima volta De Luca, la sera stessa Rosi lo incenerisce precisando che alla base della sua «impresentabilità» non c’è niente di personale perché è la commissione che ha deciso tutta insieme. Manco per niente ha deciso lei da sola, ribatte Di Lello, il segretario della commissione. E allora via con i renziboys a parlare di barbarie politica, di violazione della Costituzione, in un crescendo surreale di esternazioni che nessuno s’è sognato di fare quando il premier-segretario plaudiva alla Severino per Berlusconi, decapitava la testa a ministri non amici e nemmeno indagati (De Girolamo e Lupi su tutti), salvava gli amici di governo tutti indagati (Del Basso De Caro, Barracciu, De Filippo eccetera). Il pastrocchio di ieri è l’ennesima spia del contrappasso politico-giudiziario di un partito che dalla superiorità morale è passato al garantismo interessato finendo col dividere i buoni e i cattivi a seconda delle convenienze del momento. Al Pd in frantumi non resta che sperare in Caldoro: se vince il candidato del cnetrodestra, finisce l’imbarazzo per l’impresentabile, Renzi si leva di torno anche la Bindi e sa a chi dare la colpa per l’eventuale sconfitta. Se vince De Luca, sai che risate (per la Bindi e le opposizioni tutte) qualora il tribunale rendesse don Vincenzo ineleggibile.
La ripicca della pantera Rosy
Immaginatevi il delirio. Tutto il Pd contro la Bindi. Tutti a gridare al golpe antimafia, a parlare di processi di piazza, a riservarle improperi e considerazioni che nemmeno ai tempi del Berlusca e...