La malaparata si capì subito. Con quel Giuda Iscariota autore del primo Vatileaks della storia, anzi ad essere precisi un Apostoleaks, che fece sapere agli sgherri del sinedrio dove avrebbero potuto arrestare Gesù. L’aneddoto di Giuda è il paradigma più significativo, anche perché il primo, di duemila anni di storia della Chiesa costellati da intrighi, tradimenti, congiure. E misteri divenuti merce di largo consumo, come nel caso del Codice da Vinci di Dan Brown, romanzone da 80 milioni di copie. Ma l’iperbole romanzata è il segno di quella parte imperscrutabile della Chiesa, che attrae tanto quanto (e forse, a volte, anche di più) la calamita della Fede, e porta alla sete di sapere "cosa c’è dietro". Che trova il suo giusto appagamento ogni qual volta emergono inediti particolari storici, oppure "escono le carte". Come nel caso del Vatileaks di tre anni fa, il caso nato sull’enorme mole di documenti riservati, passati di nascosto dalle Sacre Stanze alla stampa. Quei testi abbracciavano tutti gli aspetti del governo papale. Dalle relazioni con i Capi di Stato ai report su questioni politiche prettamente italiane (tipo le cene allegre di Berlusconi), fino alle dinamiche dello Ior e delle diocesi. Insomma, la chiave dalla porta vaticana era stata tolta e l’opinione pubblica poté guardare attraverso la serratura. Scoprendo come attorno a Benedetto XVI, il Papa teologo, uomo più di pensiero che di governo, roteassero le sciabole di un’aspra lotta di potere. Tra le pieghe della vicenda, serpeggiò anche un Mordkomplott, cioè un piano (ipotetico) per uccidere Ratzinger. Nel tritacarne per la fuga dei documenti finì Paolo Gabriele, Aiutante di Camera, una delle persone più vicine al Pontefice. Subì un processo, si fece un po’ di galera vaticana e poi ottenne il perdono papale. Ma, come dichiararono più tardi fonti anonime alla stampa, il "Corvo" non era solo lui, e ce ne era un’altra ventina a volteggiare sul Cupolone. Evidentemente da tempo, perché la prassi di mettere in piazza documenti riservati ricorre anche in altri momenti. Nel 1967, la Commissione Pontificia per lo studio della Popolazione, della Famiglia e della Natalità, stava approfondendo, non senza sofferenze, il tema della regolazione delle nascite, su mandato di Papa Paolo VI e in preparazione dell’enciclica Humanae Vitae. La parte di quelle documentazioni che guardava con favore alla pillola contraccettiva uscì dalle segrete stanze e atterrò sulle prime pagine, tra gli altri, di Le Monde. Un secolo prima, accadde una cosa analoga al Concilio Vaticano (1869). In quell’occasione, le carte segrete riguardanti la dottrina dell’infallibilità papale finirono su alcuni giornali tedeschi. Per non parlare poi, della questione fotografie. Quelle di Giovanni Paolo II nella piscina di Castel Gandolfo, scattate da alcuni abili fotoreporter dopo appostamenti acrobatici, rappresentarono un vero e proprio spartiacque: un Papa ritratto nella quotidianità di cuffia e costume da bagno. Di macabro cinismo, invece, fu nel ’58 il gesto dell’archiatra Riccardo Galeazzi Lisi, che scattò delle foto a Pio XII morente, volto scavato e cannula dell’ossigeno in bocca. Il medico le vendette a Paris Match, ma non finì lì il suo accanimento contro la dignità della dipartita pontificia. Già, perché Galeazzi Lisi pensò bene, prima di esposizione ed esequie, di spalmare le spoglie di Eugenio Pacelli con delle resine per poi avvolgerle in una membrana di cellophane. La genialata accelerò il processo di decomposizione con l’esalazione di odori nauseabondi che fecero sentir male le Guardie Pontificie di piantone. Una rapida putrefazione subì anche la salma di Clemente XIV (il Papa che sciolse l’ordine dei Gesuiti) morto nel 1774, e ciò fece sollevare alle voci dell’epoca, sotto forma di pasquinate anonime in rima, lo spettro dell’avvelenamento. Fu controversa anche la morte di Papa Alessandro VI Borgia (1503). Un Pontefice così efferato, spregiudicato e fecondo (nel senso di figli) da diventare oggetto di fiction. Per la sua scomparsa, ci sono due versioni: o malaria, oppure, tesi condivisa dallo scrittore Francesco Guicciardini, avvelenamento. Le morti dubbie arrivano fin quasi ai giorni nostri. È il caso di Albino Luciani, il "Papa di Settembre" come lo definì il Time. Il suo pontificato, infatti, durò soltanto un mese e tre giorni, fin quando lo trovarono sul suo letto, addormentato per sempre. Una parte della stampa invocò, a vuoto, l’autopsia. Negli anni seguenti, l’inchiesta giornalistica dell’inglese David Yallop percorse l’ipotesi dell’avvelenamento.Papa Giovanni Paolo I se n’era andato nel ’78. Gli anni del terrorismo, della guerra fredda, della Banda della Magliana. Gli anni in cui a capo dello Ior c’era un certo Monsignor Marcinkus, crocevia di tutte le storie controverse di Oltretevere per il decennio successivo. Che avrebbe portato con sé, oltre al Papa-Simbolo Karol Wojtyla, il suo carico di personaggi di mondi diversi destinati ad intrecciarsi con quello di chi governava il popolo di Dio. Assassini, malandrini, affaristi o povere vittime. Da Calvi a Sindona, da Ali Agca alla giovane Emanuela Orlandi. Volti, nomi, e fatti che scorrono in quel fiume sotterraneo che noi non possiamo vedere. Fin quando, ogni tanto, il gorgogliare di nuove verità non porta tutto a galla.
Veleni, vizi e intrighi all’ombra del Cupolone
I PRECEDENTI Dai tempi dei Borgia fino allo scandalo Vatileaks Ecco la Casa di Pietro vista dal buco della serratura
