«Non sono nelle condizioni di guidare questa barca. Rimetto all’assemblea il mio mandato»: così Roberto Speranza, capogruppo Pd alla Camera e guida di Area riformista, la corrente-minoranza dem, nel suo intervento all’assemblea del gruppo a Montecitorio. Per il partito democratico ieri è stata una notte deli lunghi coltelli. Nella riunione Renzi aveva messo in chiaro: «Il governo Letta è andato a casa perche ha fallito sulle riforme. Il governo di oggi nasce sull’assunzione di responsabilità sulla legge elettorale. La vita del governo e la possibilità di portare a casa la legge elettorale sono strettamente legate». E ancora: «L’approvazione della legge elettorale è legata al governo, nel bene e nel male». Tuttavia il premier ha lasciato spiragli di trattativa: «Alla riforma costituzionale potrebbero esserci ulteriori modifiche». Spiragli assolutamente insufficienti. La minoranza dem, che per lunghi mesi ha inghiottito tutto: dal Patto del Nazareno all’intervento sull’articolo 18, alla fine ha puntato i piedi sull’Italicum. Speranza, dopo aver espresso il profondo dissenso su questa legge elettorale, ha dichiarato che «Quando siamo partiti c'era tutta la maggioranza e Forza Italia... Oggi siamo solo noi - spiega Speranza - Per questo Renzi avrebbe dovuto ascoltare di più il partito». E Renzi, che sull’Italicum porrà la fiducia, si trova contro un’opposizione agguerritissima, ovviamente non solo del suo partito. Le forze politiche esterne al governo (ad eccezione dei soli grillini) hanno fatto fronte comune contro l’Italicum, appellandosi al Capo dello Stato affinché impedisca il «golpe» che, sostengono con forza, Matteo Renzi intende mettere in atto alla Camera, con la minaccia (ma ormai è una quasi-certezza) della fiducia sulla riforma elettorale. Forza Italia, Lega, Sel e Fratelli d’Italia hanno scritto, ciascuno per mano del proprio capogruppo, una lettera a Sergio Mattarella, invocandone l’intervento a difesa «della democrazia». I 5 Stelle, seppur ribadendo tutta la loro contrarietà al sistema di voto che dovrebbe essere approvato in ultima lettura da Montecitorio prima delle regionali di fine maggio, non condividono l’iniziativa delle altre forze di opposizione, giudicandola «inutile» e «prematura». Scrivere al presidente della Repubblica adesso «non serve, non sposterebbe più di tanto», ha detto la capogruppo Fabiana Dadone, e poi «è prematuro», perché la riforma della legge elettorale può essere ancora migliorata in commissione. L’iter, del resto, è già avviato e venerdì scadrà il termine per gli emendamenti. L’approdo in Aula è fissato per il 27 aprile, ma solo al fine di ottenere il contingentamento dei tempi. Poi la palla passerà all’Assemblea, dove per la minoranza del Pd si giocherà la «vera partita», magari in accordo con le opposizioni, così da sommare i voti della sinistra dem con quelli di Sel, Lega, FdI, 5 Stelle e Forza Italia. Anche se, nel partito di Berlusconi in molti sono pronti a scommettere sul «soccorso azzurro». Non certo di tutto il gruppo, come ai tempi del patto del Nazareno, bensì dei soli deputati forzisti orfani dell’accordo con Renzi, come i verdiniani. Il senatore toscano, d’altra parte, non ha mai nascosto il suo disappunto per la rottura dell’intesa tra Berlusconi e il premier sulle riforme. Anche i fittiani, sostengono alcune fonti forziste, potrebbero approfittare dell’asse con le altre opposizioni e con la minoranza Pd per tentare il blitz e far cadere il governo: con Berlusconi non candidabile, osserva un fedelissimo del Cavaliere, Fitto potrebbe aspirare alla detronizzazione del «capo» e alla corsa per la leadership.
Italicum, Pd spaccato e senza Speranza
Renzi al partito: "Il destino del governo legato alle sorti della riforma elettorale"
