Politica

D’Alema: «Indignato per la fuga di notizie»

L’ex premier a Bari diventa garantista: «Subito una legge per tutelare chi non ha colpe»

Al Teatro Petruzzelli era in programma la presentazione del libro "Gatto rosso" di Anton Antonov (pseudonimo di Antonio Fallico) con l'intervento dell'ambasciatore russo Sergey Razov, ma la scena è stata occupata, invece che dall'evento letterario, dalla performance del «D'Alema furioso» dopo la pubblicazione delle intercettazioni legate all'inchiesta sulle presunte tangenti a Ischia. Il «Líder máximo», rispondendo alla provocazione di Giuliano Ferrara su Il Foglio, si è detto anche pronto a curare un libro sul giustizialismo di questi anni: «Ho scritto tanti libri ma questo tema merita di essere approfondito, dal momento che ormai ho una mole di esperienze personali piuttosto inquietanti». L'ex premier in mattinata aveva avuto un acceso confronto con il giornalista di «Virus», Filippo Barone. «Lei ha detto che ho venduto il vino durante una convention del Pd, come si chiama lei, scusi? Devo trasmettere al mio avvocato questa informazione. La prego di mandare in onda questa registrazione, avrà una denuncia»: la lite nell'atrio dell'Università «Aldo Moro» era finita così. Nel pomeriggio, in un corridoio del Foyer del teatro barese, il presidente della Fondazione ItalianiEuropei, ha puntualizzato con un furibondo monologo apologetico (di nove minuti) la sua posizione sull'ultima querelle giudiziaria: «Questo episodio conferma quanto sia urgente ciò che dice il vicepresidente del Csm(Giovanni Legnini ndr) - ha spiegato -; occorre un intervento legislativo a tutela della onorabilità delle persone che non sono indagate, che vengono chiamate in causa per vicende cui sono del tutto estranee, con esclusivo scopo di promuovere delle campagne diffamatorie». D'Alema si è detto indignato «per il fatto che siano state divulgate notizie che riguardano la mia persona o altre persone che collaborano con me. Non sono indagato né lo sono alcune delle persone della fondazione ItalianiEuropei». E ha aggiunto che sarebbe sorpreso se Renzi autorizzasse la vendita del suo vino ad una manifestazione del Pd. Nell'invettiva contro il giustizialismo mediatico, l'ex deputato di Gallipoli si è poi lasciato andare ad una battuta sarcastica: «Sarebbe abbastanza bizzarra l'idea che in questo scandalo, con un sindaco che viene accusato di avere avuto un tangente, non so se sia vero, di 320mila euro, io possa essere "acquistato" per duemila bottiglie di vino. Mi pare oltretutto francamente offensivo…». Nello specifico della vendita dei vini alla cooperativa Cpl l'ex segretario del Pds ha puntualizzato che l'azienda vinicola di famiglia ha «ricevuto degli ordini scritti a cui hanno corrisposto delle regolari fatture; un rapporto del tutto trasparente, documentato e documentabile che non si configura in alcun modo come un dono o come un regalo». Infine si è detto «a disposizione della giustizia, pur non avendo nulla da dire. Se i magistrati ritenessero di dovermi sentire, sono qui. In qualsiasi circostanza sono stato disponibile come testimone o come indagato, poi sono stato prosciolto. E mi sono rivalso nei confronti di chi ha compiuto abusi nei miei riguardi. Sono legalitario: la diffamazione è un reato e quando non si riesce ad arginarla con la forza dei ragionamenti, si deve ricorrere alla forza della legge». La lite tra D'Alema e il cronista di Virus è stata stigmatizzata dal presidente della Fnsi, Santo Della Volpe («D'Alema dovrebbe ricordarsi che le domande dei giornalisti, in un paese libero, sono sempre legittime».

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