L’Aula della Camera licenzia il ddl anticorruzione, ma il premier Renzi perde altri pezzi della propria maggioranza, con i deputati del Nuovo Centrodestra che si astengono. Angelino Alfano non va all’affondo finale votando no, ma in tempo di Quaresima preferisce lavarsi ancora una volta le mani facendo astenere i suoi parlamentari. Il messaggio al governo dopo il caso Lupi arriva in ogni caso forte e chiaro. Il provvedimento del governo che riforma l’istituto della prescrizione aumentanto i tempi per l’accertamento dei reati di corruzione viene approvato con 274 voti favorevoli, 26 contrari e ben 121 astenuti. Il ddl passa ora all’esame del Senato, dove il leader Ncd Alfano promette: «Non abbiamo votato contro perché non era il voto definitivo, abbiamo intenzione di dare battaglia in Senato, dove i nostri numeri sono determinanti, per correggere il testo». L’obiettivo di Alfano è incassare la riforma delle intercettazioni: «Quello che chiediamo è che il provvedimento sulle intercettazioni sia messo in pole position in commissione Giustizia, perché abbiamo approvato in CdM la riforma delle intercettazioni e non eravamo certo su Scherzi a parte». Alfano ricorda che le nuove norme sulle intercettazioni prevedono che si possano pubblicare solo quelle relative alle indagine e all’inchiesta, ma «non devono finire sui giornali quelle che non sono legate all’inchiesta, basta con i romanzi a puntate e con le telenovelas». Insomma, per Alfano «su questa vicenda occorre andare avanti, bisogna correre». Sul ddl anticorruzione, a votare contro il governo sono Lega e Forza Italia, mentre si astengono olte ai deputati di Area Popolare (Ncd-Udc) anche Sel e il MoVimento 5 Stelle. Voto favorevole invece da parte di Pd, Scelta Civica, Per l’Italia Centro demcoratico, FdI e i deputati ex M5S ora nel gruppo Alternativa Libera. La questione politica è proprio l’astensione dei centristi. Il mezzo incidente di Montecitorio fotografa una situazione di difficoltà nella maggioranza. Il primo articolo del provvedimento, che riguarda l’aumento della metà dei termini per i reati di corruzione, non piace a Ncd, che da quando è scoppiato il caso Lupi è attraversato da più di un fremito di insofferenza. Alessandro Pagano, capogruppo in commissione Giustizia di Area Popolare, chiede che venga modificato. L’Aula della Camera respinge. Nunzia De Girolamo, l’esponente Ncd più critica con Renzi, definisce la norma «una cortina fumogena per quanti sono indignati per gli scandali di questi giorni». Le parole distensive del Guardasigilli Andrea Orlando non portano pace in maggioranza. In Senato il round decisivo.
Sull’anticorruzione la maggioranza va in tilt
Il provvedimento passa alla Camera ma Ncd si astiene. Alfano: in Senato daremo battaglia
