Politica

Anche la Banca d’Italia incrocia le braccia

Oggi dipendenti in sciopero contro il piano di chiusura di 22 filiali. I sindacati: non disperdere competenze. Assumiamo altre funzioni

Lo spostamento delle funzioni monetarie a Francoforte avevano un po’ appannato l’immagine di Banca d’Italia. Per decenni Palazzo Koch era l’istituto che batteva moneta, e questo incuteva timore reverenziale. I dipendenti erano considerati privilegiati e le retribuzioni tra quelle del settore pubblico allargato erano tra le più alte. Anche per questo agitazione sindacale e sciopero erano parole quasi bandite dal lessico di chi a Palazzo Koch e nelle filiali sparse per l’Italia ci lavorava. Da qualche tempo non è più così. Anche la burocrazia di Via Nazionale sta pagando pegno all’euro, che ha accentrato nella Banca Centrale molte funzioni prima svolte dalle istituzioni nei singoli Paesi, e lo sciopero sta diventando arma più frequente da usare per le rivendicazioni dei lavoratori. Oggi incroceranno le braccia «per difendere l'istituzione, per difendere un bene comune al servizio del nostro Paese» ha spiegato il leader della Fisac-Cgil, Agostino Megale, quattro delle 8 sigle sindacali che rappresentano gli occupati della Banca d’Italia. Si tratta della Falbi-Confsal, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl e di Uilca-Uil. Protestano perché dopo il taglio di 39 sedi periferiche avviato da Mario Draghi, ora l’attuale governatore Ignazio Visco vuole chiuderne altre 22. Negli uffici al di fuori della sede romana, ci sono oggi complessivamente 2.570 dei 7200 dipendenti in carico alla Banca d’Italia. Il taglio ulteriore della rete ne toccherebbe solo 320 dipendenti attraverso trasferimenti e misure di sostegno fino alla pensione. La razionalizzazione della rete avrebbe anche un senso considerato che la gestione del contante si è notevolmente ridotta così come le funzioni di tesoreria grazie ai pagamenti telematici. Ma i sindacati non sono d’accordo. In ballo c’è secondo la loro visione l’essenza stessa della presenza della Banca d’Italia sul territorio al servizio dei cittadini. Così afferma anche la segreteria nazionale della Fabi (sigla che però oggi non sciopera) che da tempo ha proposto al consiglio superiore della Banca d’Italia (di fatto il cda di Palazzo Koch) di assumere nuove funzioni a beneficio del Paese. Ad esempio consentendo al personale di Bankitalia delle sedi periferiche di tramutarsi in revisori e consulenti dei Comuni e delle Regioni per monitorare i bilanci prima del vaglio finale della Corte dei Conti. O ancora assumere di fatto il compito di verificare i conti delle assicurazioni nelle varie parti del Paese posto che a Via Nazionale sono stati girati i poteri di controllo sulle compagnie che appartenevano all’Isvap. Non solo. Sempre secondo la Fabi le branche territoriali potrebbero anche svolgere i controlli sui flussi di denaro che oggi sono in carico all’Uif (Unità di informazioni finanziarie). La considerazione di fondo è che i dipendenti non vorrebbero vedere disperso il patrimonio di esperienza maturato negli anni anche accettando nuovi compiti. Anche per questo oggi molti dipendenti si fermeranno. Non è chiaro ancora quale sia la decisione finale di Visco. La data spartiacque resta il 30 aprile quando il consiglio superiore riferirà al Direttorio la decisione sulle chiusure. Fino ad allora i lavoratori vogliono combattere per difendere l’identità della loro banca.

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