Galeotto fu il volo e chi lo usò. Già, perché la morigeratezza sui privilegi da parte dei governanti costituisce, nel mondo di indignados e movimenti occupy, la prima regola di sopravvivenza mediatica senz’altro, e politica a volte. E «l’aereo di Stato» è, senz’altro, il gradino più alto nella scala dell’esercizio pratico del potere su cui, appena più sotto, si collocano scorte, auto blu e affini. E così, nel pianeta del «posto (su facebook) ergo sum» è diventata virale, a far da contraltare all’ormai celebre pausa sulla neve di Renzi, la foto risalente all’Aprile 2011 del premier inglese David Cameron e sua moglie Samantha, seduti su scomode poltroncine all’aeroporto londinese di Stansted. I due attendevano l'imbarco su un volo low cost per una scappata a Ibiza, programmata per il quarantesimo compleanno della signora. Quasi come una coppietta di under 35 dai contratti a progetto. Un quadretto di romantica sobrietà, appena rotto dall’Indipendent che comunque trovò da chiedere: «Where are the queues?», dov’è la fila? Pelo nell’uovo, o forse semplice abitudine, per una società, quella inglese, ben abituata a fare i conti in tasca ai propri governanti. Ne sa qualcosa Tony Blair, che nel ’98, arrivato da circa un anno al governo sull’onda pop della Cool Britannia, finì impallinato dai Tories per aver raggiunto l’Italia, per un periodo di vacanza, a bordo di un aereo della Raf (pare fosse esattamente lo stesso mezzo utilizzato dalla Regina Elisabetta) assieme alla sua famiglia. Il numero uno di Downing Street provò a salvarsi in corner comunicando che i suoi cari avevano pagato il corrispettivo del biglietto, e che comunque nel viaggio era inserito un pranzo con l’allora premier italiano Romano Prodi. Più o meno caso analogo gli capitò nel 2005, in occasione di una vacanza in Egitto (e anche lì si giustificò inserendo impegni ufficiali). Ma nel 2006, in occasione di un nuovo soggiorno vacanziero italiano, un portavoce della Ryanair fece sapere che, in occasione del ritorno, Tony Blair «ha viaggiato insieme agli altri passeggeri» su un volo low cost della compagnia decollato da Ciampino, assieme alla sua signora e altre sette persone, beccandosi persino un ritardo di 25 minuti alla partenza per consentire la perlustrazione da parte di cani antiesplosivo. Costo del biglietto: 49 sterline a testa, pari a 71 euro. Unico privilegio, che al premier britannico furono riservate le prime file dell’aereo. E poi c’è il caso Merkel. La Cancelliera è fino in fondo sacerdotessa dell’austerity, anche nell’utilizzo dei mezzi di trasporto e quando arriva il momento delle ferie suo marito è solito raggiungerla autonomamente. La coppia, inoltre, si reca nell’amata Ischia a bordo di un traghetto di linea. Colpì inoltre positivamente una visita della signora Merkel agli scavi di Pompei in cui pagò il biglietto anche per gli uomini della sicurezza. Da una regina «politica» a una vera, Sofia di Spagna. Nel 2009 il tabloid britannico Daily Mail la «intercettò» su un volo low cost da Santander, Nord della Spagna, fino a Londra Stansted, dove andava a trovare il fratello. Il giornale azzardò persino il costo del biglietto: 15 euro. La compagnia aerea, sempre Ryanair, prese la palla al balzo e ne cavò uno slogan: «tutti i passeggeri sono trattati come re e regine ai prezzi più bassi d’Europa». Perché nulla sfugge alla legge implacabile del marketing.
Ma quali aerei blu I big Ue volano low cost
Cameron e signora immortalati nella sala d’attesa Blair seguito dai media pagò un biglietto 70 euro
