Politica

Diversamente Matteo

Salvini e Renzi, uguali eppure agli antipodi, si sfidano già da leader E in molti vedono il leghista l’unico in grado di battere il premier

C’è Matteo. E poi c’è l’altro Matteo. Il primo è a Palazzo Chigi e siede sulla poltrona di presidente del Consiglio dei ministri. Il secondo fa la spola tra la milanese via Bellerio e gli scranni dell’Europarlamento; nei momenti «liberi» batte in lungo e in largo la Penisola, dal Moncenisio alla balza di Scilla per realizzare il suo sogno: italianizzare il Carroccio e sfrattare il rivale. Diversi in tutto e, paradossalmente, simili - se non uguali - non solo in quel nome che li accomuna: Matteo. Perché i quarantenni Renzi e Salvini rappresentano l’oggi e il domani della politica italiana. Il primo ha conquistato il Pd, rottamando di qua e tagliando i rami secchi della Quercia di là. Il secondo è diventato segretario della Lega Nord, ha messo in soffitta il celodurismo di Bossi e, dopo aver lanciato la lista civica dedicata al Centro-Sud «Noi con Salvini» è diventato centro di gravità e approdo sperato di un centrodestra balcanizzato alla disperata ricerca di un leader che anagraficamente prenda il posto di Berlusconi. E Salvini ne è sicuro: quel leader non può ch’essere se stesso. GLI ANNI GIOVANILI Renzi e Salvini sono praticamente coetanei. Ad accomunarne in qualche modo l’età postpuberale è la passione per i quiz televisivi. Renzi nel 1994 partecipa alla Ruota della Fortuna condotta da Mike Bongiorno, resta campione per cinque puntate e si porta a casa 48 milioni di lire. Non male. Salvini fa anche meglio, raddoppiando: nel 1985 a 12 anni è a Doppio Slalom con Corrado Tedeschi, nel 1993, a 20 anni, è al Pranzo è servito di Davide Mengacci. Entrambi frequentano il liceo classico (neanche a farlo apposta il Dante per il fiorentino Renzi, il Manzoni per il milanese Salvini). Le affinità finiscono qui. Perché Renzi abbraccia a Firenze lo scoutismo e l’arbitraggio in Seconda Categoria, conseguendo nel frattempo la laurea in Giurisprudenza e cominciando a lavorare presso la società di servizi marketing di famiglia. Salvini getterà la spugna a Storia dopo 12 anni fuoricorso, a cinque esami dal traguardo lavorando presso il fat food Burghy.     ASCESA E TRADIMENTI I due Matteo la politica ce l’hanno nel sangue e cominciano presto. Salvini è un enfant prodige del Carroccio, a cui si iscrive nel 1990. Diventa giornalista per La Padania e Radio Libera Padania , diventando giornalista professionista nel 2003. Nel 1993, a 20 anni, è eletto consigliere comunale di Milano nella giunta guidata da Formentini: resterà a Palazzo Marino per diciannove anni. Il 1999 è l’anno della ribalta: nel giro di pochi mesi guida una protesta contro il prefetto di Milano al grido «Prefetto italiano via da Milano»; rifiuta di stringere la mano all’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dicendogli: «No grazie, dottore, lei non mi rappresenta» - all’epoca credeva ancora nella secessione; rimedia 30 giorni di reclusione per oltraggio a pubblico ufficiale: aveva lanciato uova contro l’allora premier Massimo D’Alema. Non mancano altri episodi controversi: insulti ai napoletani e critiche all’arcivescovo di Milano Tettamanzi nel 2009, prese di posizione contro immigrati e omosessuali e contro l’ex ministro di colore Cécile Kyenge. Ma Salvini è un campione di preferenze: viene eletto nel 2004 al Parlamento europeo con 14mila voti, poi diventa deputato alle politiche del 2008, l’anno successivo torna a Strasbirgo con 70mila preferenze e viene rieletto nel maggio scorso ottenendo in totale - è capolista in tutte le circoscrizioni - oltre 384mila voti. Nel 2013 viene anche rieletto in Parlamento, ma opta per restare a Strasburgo. Un’ascesa dirompente che gli consente nel 2012 di prendersi anche il Carroccio, subentrando il segretario uscente Roberto Maroni, ma soprattutto archiviando Bossi e il bossismo, nel frattempo travolti dagli scandali Belsito e del Trota. E sì che Salvini s’era preso nel 2004 come assistente parlamentare il fratello del Senatùr, Franco. Ma Bossi è il passato: il futuro sono il Centro-Sud e la scalata a Palazzo Chigi. «Senza cambiare il nostro Dna», assicura. Intanto secessione e Alberto da Giussano vanno in soffitta. Come Bossi. In politica del resto vige una regola: «Se non sei pronto all’irriconoscenza non fare politica». Lo sa bene Salvini. Ma anche Romano Prodi e Lapo Pistelli, entrambi impallinati dal Matteo fiorentino. Renzi s’impegna per la prima volta nel 1996 con i Comitati per Prodi: nel 2013 contribuirà a sbarrare al Professore la strada che porta al Quirinale. S’ispira a Giorgio La Pira, uomo di fede e di speranza. S’iscrive al Ppi, di cui diventa segretario provinciale nel 1999 (salvo poi traghettare il Pd nei Socialisti europei). Combatte la politica dei nominati ma viene designato a fare il presidente della Provincia di Firenze. Punta a Palazzo Vecchio e nel 2008 batte alle primarie il suo mentore, Lapo Pistelli. Nel 2010 crea scandalo nel Pd la visita ad Arcore dal «nemico» Silvio Berlusconi: il patto del Nazareno nasce allora. Da sindaco lancia la Leopolda e il movimento dei rottamatori insieme all’attuale acerrimo nemico Pippo Civati. Ne tradirà tanti Renzi. Con altri - Lotti, Boschi - stringerà un rapporto indissolubile. Si controna di intellettuali, amministratori, Vip disparati. L’epopea si compie nell’Immacolata dell’8 dicembre 2013 quando - dopo aver perso un anno prima le primarie per la premiership contro Bersani che non riesce però a smacchiare il giaguaro e perde tutto - si prende la rivincita su Cuperlo e diventa segretario del Pd. Da lì a «Enrico stai sereno» il passo è breve: anche Letta viene tradito e per Renzi si spalancano le porte di Palazzo Chigi.     LOOK E LINGUAGGIO Per trovare contenuti che riempino la politica si prega di ripassare più tardi. Twitter t’impone 146 caratteri che i due Matteo usano benissimo a colpi di slogan e hashtag. Contro Grillo basta e avanza. Renzi sdogana Maria De Filippi e il chiodo di Fonzie; ma anche la camicia sopra i jeans: blazer and tie spesso restano nell’armadio. E Salvini? Basta una felpa per lanciare un messaggio. La virile canotta del Senatùr viene sostituita da un’efebica copertina a torso nudo su Oggi.

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