C ’è stato invece un referendum su un partito (la distinzione tra partito e amministrazione in Emilia Romagna, purtroppo, non s’è mai fatta) che è spaccato in Italia e spaccatissimo nella regione, e bisognerà poi «indagare» quali sono state e perché le persone che non sono andate a votare. Lo stato dell’arte è questo: i cittadini dell’Emilia Romagna hanno un presidente votato da due di loro su dieci. La legittimazione è modesta, mi pare che l’entusiasmo ostentato è qualcosa che offende l’intelligenza degli elettori. C’è una questione che viene da lontano e da anni di troppo potere, di troppa quotidianità, di mancanza di scelte e riguarda le comunicazioni e le tecnologie più avanzate. L’Emilia Romagna è una regione che ha tanti aeroporti, tante fiere, inspiegabilmente, e questo dimostra che per accontentare tutti, Errani & co. hanno dato l’aeroportino al tizio, la fiera a quell’altro e questo ha messo in difficoltà il sistema, senza che siano state fatte delle infrastrutture di viabilità, su gomma, su rotaia, per cercare di migliorare la situazione. Una specie di pallone che si è gonfiato e ha trovato la sua «espressione» anche in fatti poco commendevoli. Da quando ci sono le elezioni, a parte Guido Fanti, il primo, solo un altro bolognese, Boselli, un socialista, è stato presidente della Regione. Presidenti sono sempre stati i modenesi, i piacentini come Bersani, i ravennati come Errani. Le regioni sono un ente giovane, che non viene sentito dai cittadini, i quali ritengono che sia una specie di carrozzone, che permette, in vari modi, di conservare il consenso elettorale. In sostanza serve più verità: sui conti, sugli intrecci politica e affari. L’informazione può fare il suo lavoro: guardando da più parti. Nel ’99, quando il centrodestra riuscì a dare la giunta ad una città come Bologna non fu un caso, fu un successo ben preparato: io ero abbastanza conosciuto, ma non avevo mai aderito ad alcun partito. Le persone lo sapevano ed io ottenni, nel ballottaggio, quasi il venti per cento in più della somma dei partiti che mi sostenevano. E questo perché le persone mi consideravano uno di loro. Quello di queste ultime elezioni è comunque un segnale forte, banalizzarlo, dicendo: «Abbiamo vinto noi», è un errore da bambini.
Quando battei i comunisti
C’è stato invece un referendum su un partito (la distinzione tra partito e amministrazione in Emilia Romagna, purtroppo, non s’è mai fatta) che è spaccato in Italia e spaccatissimo nella regione, e...