Politica

«Votare è democrazia». E Prodi affonda Renzi

L’ex presidente: le urne unico strumento efficace

«Votare è democrazia». Detto dall’ultimo presidente del Consiglio di un governo di centrosinistra legittimato dalle urne suona come un attacco - neanche troppo velato - a Matteo Renzi. Oppure, a seconda dei punti di vista, a un invito a rompere gli indugi e a imboccare la via delle elezioni anticipate in primavera. Comunque sia, le parole prununciate dal Professore all’uscita del seggio elettorale al liceo Galvani di Bologna - dove ieri mattina l’ex premier si è recato insieme alla moglie Flavia per votare per le elezioni regionali dell’Emilia Romagna - avranno fatto una certa impressione a Renzi. «Il voto - ha detto Prodi dopo aver esercitato quello che la Costituzione definisce un diritto e un dovere - è l’unico filo che ci lega sistematicamente alla democrazia, quindi uno può essere contento o scontento, ma se rinuncia al voto, rinuncia a qualcosa». Parole che fanno un certo effetto, soprattutto alla luce dei dati sull’affluenza alle elezioni regionali di ieri. Si è votato sia in Emilia Romagna che in Calabria e in entrambe le regioni i cittadini hanno disertato in massa i seggi elettorali malinconicamente vuoti. In questo senso, le dichiarazioni dell’ex predidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea suonano come un appello al Paese, anche in vista della prossima tornata elettorale di primavera, quando andranno al voto Comuni e Regioni importanti. «È importante andare a votare se non accadono cose straordinarie» ha aggiunto Prodi, parlando con i cronisti, ribadendo che «il voto è strumento efficace». Efficace per selezionare una classe dirigente, efficace per far sentire la propria voce, efficace per legittimare un governo. Inevitabile il riferimento all’esecutivo Renzi, il terzo gabinetto consecutivo non legittimato dal voto. Prima del segretario del Pd sono arrivati a Palazzo Chigi l’altro Professore, Mario Monti, ed Enrico Letta. Si dirà che la forma di governo disegnata dalla Costituzione è quella Parlamentare e che l’elezione diretta del premier non è contemplata. Ma lo stacco tra Costituzione formale e materiale nella Seconda Repubblica è evidente. Così com’è evidente che magari, parlando del voto, Prodi ha trovato una forma elegante per rivendicare un altro dato incontrovertibile: il Professore è stato l’unico esponente di centrosinistra a sconfiggere alle elezioni Silvio Berlusconi. È accaduto due volte: nel 1996 e nel 2006 a distanza di dieci anni. Prodi è riuscito dove Rutelli (2001) e Veltroni (2008) hanno fallito. E anche Renzi - che ha sempre detto che «Berlusconi si sconfigge con la politica e alle elezioni» e non con le manette - col Cav intanto ha preferito farci un patto, quello del Nazareno. Guarda caso proprio sulle regole del voto.

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