Dopo ventiquattro anni di attese, perizie, collaudi, varianti, arbitrati ed infinite risorse pubbliche sperperate, è diventata parzialmente operativa la Linea C della metropolitana di Roma, una delle «grandi opere» necessarie per decongestionare il traffico della capitale e modernizzare l'Italia, un'opera che doveva essere inaugurata nel 2000 in occasione del Giubileo. Fondi inghiottiti da un pozzo senza fondo di decine di varianti al progetto originario per far lievitare i costi stanziati in 1,9 miliardi, continuamente aumentati ed aggiornati (3 miliardi quelli del CIPE del 2009), in un costoso business che ha attraversato 4 giunte capitoline fino all'attuale e che recentemente ha visto muoversi sia i magistrati penali che quelli contabili. La metro C, che deve ancora essere completata per arrivare a Piazza Lodi e a San Giovanni, negli anni ha visto partecipi alcuni personaggi poi saliti alle cronache per inchieste giudiziarie di vario tipo. I costi delle opere, lievitati in modo preoccupante, sono (da sempre) pagati dai cittadini, prima con le tasse tra le più elevate d'Europa per alimentare un sistema non proprio tra i più efficienti e cristallini. Poi con le tariffe non commisurate a una qualità dei servizi in continuo peggioramento, anche per i buchi nel sistema preventivo dei controlli, che alimentano una delle più forti evasioni dei pagamenti del biglietto. A prescindere dal colore politico delle giunte che si sono succedute, cittadini, utenti e consumatori che utilizzano i mezzi pubblici in senso lato, avrebbero diritto a servizi più efficienti e tempi di attesa più certi, specie nelle periferie abbandonate al degrado, la cui rabbia popolare mette a rischio perfino l'incolumità degli autisti.
A pagare sono sempre i cittadini
di Elio Lannutti, Presidente dell’Adusbef