I fondi europei destinati all’agricoltura cadevano a pioggia (anche su chi non ne aveva i requisiti): indifferente alle reali condizioni del mondo agricolo italiano, la Ue ha continuato a versare milioni di euro per diversi anni (almeno dal ’96) grazie alla «strana» contabilità tenuta dai dirigenti dell’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura, che sono finiti ora nel mirino della procura capitolina. E così, tra fondi elargiti con manica larga e conti così artefatti che avrebbero finito per provocare un «buco» da oltre 200 milioni di euro (per la maggior parte ormai inesigibile) sono in sei a rischiare il processo: Paolo Gulinelli, titolare dell’ufficio monocratico dell’Agea tra il 2002 e il 2008, Alberto Migliorini (responsabile per il periodo compreso tra il 2009 e il 2011) e Concetta Lo Conte (che guida tuttora l’ente pubblico che fa capo al ministero dell’agricoltura). E poi Folco Ferretti e Luigi Polizzi, dirigenti dell’ufficio contenziosi e Domenico Pecoraro, Ad della Sin spa, una partecipata dell’Agea che ha il compito di curarne il settore informatico. Truffa e falso ideologico i reati ipotizzati dai procuratori aggiunti Rossi e Caporale. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli indagati avrebbero tenuto un vero e proprio bilancio parallelo: nella sostanza, nel bilancio ufficiale gli indagati scrivevano cifre che invece andavano a cozzare pesantemente con la contabilità «parallela» tenuta dalla stessa agenzia, nei cui libri era descritta analiticamente la vera situazione. E così, grazie all’operato dei sei dirigenti pubblici, tanti agricoltori hanno continuato a percepire il denaro Ue. Una montagna di denaro, che è continuata a piovere senza controllo e che, sostengono gli inquirenti, garantiva agli indagati la possibilità «di permanere nelle elevate posizioni professionali ricoperte in Agea o in Sin continuando a percepire premi di produzione per una gestione considerata corretta ed efficiente, pur essendo difforme dalle prescrizioni dei regolamenti Ue e fonte di gravi danni economici». Se è vero infine che solo una ventina di milioni potranno finire in tribunale (e quindi potranno essere richiesti a chi li ha indebitamente percepiti), il resto del denaro (circa 200 milioni di euro) anche se ormai penalmente prescritto, sarà comunque oggetto di sanzione da parte della Ue che, una volta trovato l’imbroglio, quei soldi se li farà rimborsare direttamente dallo Stato Italiano.
Truffa dei fondi europei, in sei rischiano il processo
I fondi europei destinati all’agricoltura cadevano a pioggia (anche su chi non ne aveva i requisiti): indifferente alle reali condizioni del mondo agricolo italiano, la Ue ha continuato a versare...