Politica

«Renzi è al capolinea Alle urne nel 2015»

Brunetta stronca il Jobs Act e avverte: «Meglio il proporzionale dell’Italicum»

«Il Jobs Act è solo una scatola vuota. D’altronde, una maggioranza che non esiste più non poteva che creare un simile compromesso». Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, boccia la legge delega in discussione a Montecitorio. Disegna un governo allo sbando e guarda già oltre il «Patto del Nazareno»: «Renzi porta il Paese verso il voto. E a questo punto è meglio andarci con il "Consultellum". Un proporzionale con preferenze che sarebbe il sistema più sincero». Presidente Brunetta, perché - come sostiene Berlusconi - «il Jobs Act non crea un solo posto in più»? «Perché è una scatola vuota di contenuti e soldi. E piena di inutili compromessi. Una legge delega votata con toni trionfali sia da Sacconi che da Damiano è la prova provata che si tratta di un imbroglio. L’articolo 18, con tutte le sue rigidità, non è stato superato, e la regolazione di questo compromesso è stata delegata a decreti legislativi che al momento nessuno conosce. Ne verrà fuori un pasticcio contro i lavoratori, i giovani, il mercato del lavoro e anche contro il buonsenso». Sacconi di Ncd sostiene che, con questa posizione, «Berlusconi rinnega se stesso». «Chissà se è lo stesso Sacconi che, in queste settimane, ha minacciato più volte di far cadere il governo, salvo poi fare sempre marcia indietro... Sarebbe bastato dire: l’articolo 18 è abolito, non c’è più il reintegro ma solo l’indennizzo. Invece queste parole non ci sono. È un imbroglio, come lo è il contratto a tutele crescenti valido solo per i neoassunti. Ci vorranno 15-20 anni prima che riguardi tutti i 15-16 milioni di lavoratori dipendenti italiani. E come è un imbroglio, infine, la promessa di ammortizzatori sociali per tutti con soldi che non ci sono. Resta solo la logora annuncite di Renzi, alla quale ormai non crede più nessuno». Quale sarebbe stata la ricetta di Forza Italia per il lavoro? «Intanto abrogare totalmente l’articolo 18. Questa semplice norma avrebbe tolto il tappo al mercato del lavoro italiano e all’espansione delle imprese, che non crescono oltre i 15 dipendenti per queste ragioni. E poi eliminare la tassazione delle nuove assunzioni per i primi tre anni». Quanto costerebbe? «Tra i 3 e i 4 miliardi. Tutti coperti con il taglio delle municipalizzate che aveva proposto Cottarelli. Voleva ridurle a mille dalle 8-9mila attuali. Ma il suo rapporto è l’unica cosa che Renzi ha fatto sparire». Nelle ultime settimane il tasso di litigiosità nella maggioranza è aumentato. «La maggioranza non c’è più, se mai c’è stata. Nel Pd ci sono 4-5 bande armate. Ncd è sempre sul piede di guerra per garantirsi la sopravvivenza. E la voce che Renzi voglia le urne anticipate mette tutti i suoi partner in fibrillazione». Vi spaventa l’ipotesi di un voto nel 2015? «Dipende dalla legge elettorale. Votare con il Consultellum, un onesto proporzionale con preferenze, sarebbe un’operazione verità, senza trucchi e senza inganni». Berlusconi continua a giurare fedeltà all’Italicum. «Le sue ultime dichiarazioni, in realtà, mostrano grande preoccupazione, perché Renzi sta totalmente snaturando l’Italicum sul quale era stato siglato il Patto. Prenda l’ultima giravolta: ora sembra che i renziani vogliano rendere valido l’Italicum anche per il Senato, puntando chiaramente al voto e buttando a mare la riforma del bicameralismo. Renzi è affetto da una sindrome opportunistica acuta: cambia i contorni dell’Italicum tutti i giorni per tenere insieme il suo partito e la sua maggioranza. Dopo le Europee si è inventato il premio alla lista, poi ha inserito le preferenze per far contento Ncd e infine ha abbassato al 3% la soglia d’ingresso per il Parlamento quando si era partiti dal 5. Ormai siamo allo svuotamento patologico e complessivo del Patto». E allora perché Renzi e Berlusconi continuano a dichiarare che il Patto è saldo? «Siamo al gioco del cerino, evidentemente. Ma è chiaro a tutti che chi sta facendo fallire il Nazareno è Renzi. Dall’altra parte c’è la grande generosità di Berlusconi che continua a credere che le regole si cambino insieme». Domani l’Emilia Romagna va al voto. Cosa succede se la Lega supera Forza Italia? «Non sarà così, ma non sarebbe un problema. Il nostro slogan è "uniti si vince". Una Lega forte per noi è fondamentale per vincere in Emilia come per vincere in Italia. Naturalmente con una forte, fortissima Forza Italia». Una Lega forte significa anche una ricomposizione più difficile con Alfano. «Nel 1994 Berlusconi trionfò con l’idea geniale della doppia alleanza, con la Lega al Nord e con Fini al Sud. Per vincere c’è bisogno di tutti coloro che si riconoscono nei valori del centrodestra. Non dev’esserci alcun veto perché, se restiamo uniti, ci sono ancora tutti gli spazi per tornare a vincere». Ma una Lega forte potrebbe mettere in discussione la leadership della coalizione. «Finché c’è in campo Berlusconi non c’è partita, lo sanno anche gli amici della Lega». E se gli amici della Lega chiedessero le primarie? «Si facciano pure, tanto Berlusconi le vincerebbe a mani basse».

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