La fase del negazionismo è terminata. Dopo che il Fmi ha certificato l’eccezionalità della crisi dell’Eurozona, unica area dell’economia mondiale a non aver recuperato il livello di reddito pre-crisi, è impossibile negare che l’euro qualche problema ce lo stia creando, e i politici devono prenderne atto. Anche l’ultimo baluardo, il PD di «noi siamo quelli dell’euro», ha ceduto. Intervenendo al convegno «Euro, mercati, democrazia 2014» organizzato da asimmetrie.org (con Alemanno, Bertinotti, Boldrin, Cuperlo, D’Attorre, Meloni, Salvini), Stefano Fassina ha auspicato responsabilmente che il superamento dell’euro sia considerato fra le opzioni in campo. Buona ultima, Forza Italia parte alla rincorsa con Fitto e Capezzone, che per ora negano le criticità dell’euro, invocando alla ribellione contro le regole fiscali di Maastricht (quelle che Prodi aveva definito «stupide» nel 2002, dopo avercele fatte adottare nel 1999). Una strada, questa, che non porta da nessuna parte: lo dimostrano il fallimento del referendum «contro l’austerità» promosso dalla CGIL, e il successo dei movimenti che hanno sollevato il tema in termini corretti, come la Lega. Il problema è l’euro, non le regole che siamo costretti a seguire per tenerlo in vita. Negarlo è un gesto politicamente irresponsabile, per due motivi. Il primo è che l’euro crea un visibile problema di democrazia. Si può essere favorevoli o (come chi scrive) contrari a Berlusconi, ma è inammissibile che un premier democraticamente eletto venga silurato a colpi di spread da una Bce che non risponde a nessuno se non alla Merkel. Il secondo è che esiste un concreto rischio di cedimento dell’euro. La frase di Draghi secondo cui «l’euro è irrevocabile, ma la Bce non può obbligare nessuno a restarci», la dice lunga. La storia indica che la vita media di un’unione monetaria è di circa 15 anni. L’appuntamento si avvicina. Alcuni politici auspicano che ci si arrivi preparati. Altri temporeggiano. Nel frattempo, gli italiani pagano il conto.
Il negazionismo è acqua passata
di Alberto Bagnai, Docente di Politica Economica