Prima o poi, nell’era dei partiti personali, doveva succedere anche questo: che un leader non ce l’avesse con una forza politica, ma solo col suo condottiero. E così Matteo Salvini, arrembante segretario della Lega, ha gettato la maschera: lui non ha pregiudizi nei confronti del Nuovo Centrodestra, nel quale, anzi, «ci sono anche persone valide» ha spiegato in una intervista al Corriere della Sera. Il suo unico problema è Angelino Alfano. «Lui nel mio progetto futuro non è assolutamente previsto» ha detto. «Alfano ha fatto la scelta di essere il ministro dell’invasione al servizio di Renzi. In qualunque coalizione ci dovesse essere lui non ci saranno Salvini e la Lega». Salvini e la Lega. O, ancor più precisamente, la Lega diSalvini, come preferiscono dire nel Nuovo Centrodestra. «Sì, è vero - spiegano gli alfaniani - in passato con il Carroccio siamo stati buoni alleati. Ma quella era la Lega di Bossi...». Non era, quindi, «un partito xenofobo, populista ed estremista come il suo segretario attuale» ha detto il senatore Giuseppe Esposito. Al di là della ardita rievocazione di Bossi come un «moderato», anche in questo caso va notato che il problema non è il partito in quanto tale, con i vari Calderoli, Maroni, Tosi o Zaia. Ma solo Salvini, che rispetto ai suoi soldati è certamente molto meno «istituzionale». L’antipatia (eufemismo) tra Angelino e il Matteo leghista sta diventando il vero leit motiv delle ultime settimane politiche. Ci vorrebbe un Pinuccio Tatarella, un ministro dell’Armonia, per spiegare ai due le regole per andare d’accordo, le stesse che a suo tempo servirono per far sedere allo stesso tavolo il nazionalista Gianfranco Fini e il secessionista Umberto Bossi. Invece, sarà l’età giovanile - 41 anni per Matteo, 44 per Angelino - prevalgono i caratteri incendiari. Non passa settimana senza che i due se le cantino di santa ragione. In principio furono le alleanze per le Regionali. In Emilia, dove la Lega era persino riuscita a imporre a Forza Italia un suo candidato governatore, per Salvini era inaccettabile affiancare al proprio simbolo quello di Alfano, indicato - a ragione o meno - come l’unico responsabile dell’invisa operazione Mare Nostrum. Poi, certo, c’erano anche le ragioni della realpolitik, e così al tavolo delle alleanze fu avanzata la proposta: «Ncd potrebbe camuffarsi da lista civica...». Ovviamente rispedita al mittente. Da allora, è stato un continuo botta e risposta. Alfano dice: «Non ci sarà un secondo compleanno di Mare Nostrum» e il leghista esplode su Twitter: «Ma vaff... non ci doveva essere neanche il primo». Salvini annuncia la manifestazione a Milano contro le politiche del governo sull’immigrazione e Alfano ribatte: «Mare Nostrum è già stata archiviata, quel corteo è come uno yogurt scaduto». In mezzo anche qualche mozione di sfiducia al titolare del Viminale. Fino all’«affair-Bologna», dove in circostanze ancora non del tutto chiare, il leader della Lega rischia il linciaggio da parte di esponenti dei centri sociali e se la prende con Alfano, colpevole di non aver saputo garantire la sua sicurezza. Il ministro, da parte sua, replica allusivo: «Salvini non può giocare a nascondino con la scorta». Il leader leghista, intanto, incurante della contestazione subìta ieri a Salerno continua ad avere mire espansionistiche anche sul Sud, al punto di garantire che alle elezioni della prossima primavera il Carroccio avrà i suoi candidati ovunque si voterà nel Mezzogiorno. E, nel frattempo, non disdegna di soffiare qualche esponente politico proprio all’Ncd, come è accaduto recentemente a Roma. Perché Alfano no, ma tra gli altri «ci sono persone valide». E chissà se l’apertura vale anche per Maurizio Lupi. Che sta ancora valutando se candidarsi o meno a sindaco di Milano, ma dispone comunque di una robusta pattuglia di voti «ciellini» indispensabili per issarsi a Palazzo Marino. Anche le «conventio ad excludendum» hanno le loro eccezioni.
Salvini e Alfano, botte da orbi
Il leghista: «In Ncd persone valide, ma non saremo mai alleati di Angelino». L’accusa del ministro: «È un estremista che non può stare nel centrodestra»
