Scatta la mobilitazione sindacale. L’autunno sta per finire e in una saletta del Palazzo dei Congressi di Roma viene decisa la mobilitazione dei sindacati confederali contro le politiche del governo: in mattinata, prima dell’inizio del XVI Congresso della Uil e della relazione introduttiva di Luigi Angeletti, i tre leader si incontrano ma non trovano una posizione unitaria. Solo Cgil e Uil proclameranno lo sciopero generale, mentre la Cisl si tira fuori e lascia la parola alla categoria del pubblico impiego, che poco dopo annuncerà la protesta per il primo dicembre. Carmelo Barbagallo, che diventerà ufficialmente segretario generale della Uil venerdì, spiega che lo sciopero non si terrà il 5 dicembre, giorno indicato in precedenza dalla sola Cgil; Susanna Camusso annuncia che sarà il 12 dicembre. La decisione di Anna Maria Furlan non viene accolta bene, soprattutto perché anticipata tramite stampa, prima del vertice a tre. «Una scortesia» la giudica Camusso. La scelta di Cgil e Uil suscita invece reazioni negative nel governo e nel Pd: uno sciopero contro la legge di Stabilità e contro il Jobs Act non ha motivazioni, sostiene il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, presente in mattinata al Congresso (e poi fischiato quando nel pomeriggio viene letto un suo messaggio in cui spiega di rinunciare ad intervenire per «il mutato contesto»); «un errore» lo giudica Filippo Taddei, anche lui in sala ad ascoltare Angeletti. Il quale a sua volta attacca Matteo Renzi: come premier sta mostrando tutti i suoi limiti e non può continuare a pensare di governare a colpi di tweet. Rincara la dose Barbagallo: «Questo governo annuncia e non fa o annuncia e fa danni. Lo sciopero è la nostra risposta al rifiuto di discutere». Quanto alla scelta della Cisl, Barbagallo commenta: «Ho chiesto fino all’ultimo momento di convergere sulla stessa data, anche solo per il pubblico impiego: hanno deciso lo sciopero dei dipendenti pubblici il primo dicembre, noi lo sciopero lo facciamo il 12». Le motivazioni della protesta sono nella mancata estensione del bonus a pensionati e incapienti, nel blocco del rinnovo contrattuale nella Pa, nella assenza di risorse per investimenti nella legge di Stabilità. Infine, sulle misure previste nel Jobs Act: «Siamo di fronte a tutele calanti per tutti». Idee ribadite anche da Camusso nel suo intervento: «Non si può dire che eliminando l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori si estendono le tutele». Nel pomeriggio la replica di Barbagallo alla decisione di Poletti di non intervenire, nonostante fosse previsto: «Ho l’impressione che in questo governo non c’è alcun ministro che abbia libertà di parola».
Lo sciopero generale slitta al 12 dicembre. La Cisl dice ancora no
Scatta la mobilitazione sindacale. L’autunno sta per finire e in una saletta del Palazzo dei Congressi di Roma viene decisa la mobilitazione dei sindacati confederali contro le politiche del governo:...
