Sulla legge di stabilità e il Jobs Act si spacca il fronte sindacale. Cgil e Uil proclamano lo sciopero generale di tutti i lavoratori, pubblici e privati, per il 12 dicembre, mentre la Cisl dice no e "circoscrive" la protesta ai soli lavoratori pubblici che incroceranno le braccia, in solitario, il 1 dicembre prossimo. Si chiude così, in un clima convulso, la prima giornata del XVI congresso Uil, teatro del vertice della discordia, che registra anche un duro botta e risposta con il governo. Uno scontro innescato dalla decisione del ministro del lavoro, Giuliano Poletti, di disertare l'appuntamento con il palco Uil, in programma per il primo pomeriggio, dopo l'ufficializzazione della scelta di Cgil e Uil. "È cambiato il contesto nel quale si svolgono i lavori rispetto al momento nel quale lo avevamo programmato. È opportuno dunque rinunciare ad intervenire", dirà in un messaggio alla platea sonoramente fischiato dagli oltre 1000 delegati Uil. "Evidentemente non aveva nulla da dire", gli risponde ironicamente Barbagallo che taglierà con l'accetta i commenti sul governo ed i suoi ministri: "Ho l'impressione che in questo governo non ci sia nessun ministro che abbia la libertà di parola. Mi sono trovato altre volte con ministri e sottosegretari che non potevano dirci nulla senza prima aver parlato con il premier Renzi", dice valutando la reazione forte del governo come una riprova del fatto che "avevamo visto giusto: era inutile continuare a far finta di parlare con l'esecutivo", aggiunge lasciando comunque aperta la porta al dialogo. "Gli scioperi si proclamano ma possono essere revocati se arrivano dal governo le risposte giuste anche se in questo momento - aggiunge - non vediamo nulla, siamo al buio come le fiducie cieche che Renzi chiede al parlamento sulle leggi delega", attacca ancora. Immediata la controreplica di Poletti che invoca rispetto e garbo. Governo e Pd all'attacco contro lo sciopero. Sulla mobilitazione generale contro Jobs Act e Legge di Stabilità il ministro del Lavoro Poletti si era già espresso in mattinata, sempre al congresso seduto in platea ad ascoltare Angeletti. "Non ci sono le motivazioni per una decisione così importante come lo sciopero generale", aveva detto rivendicando la bontà sia della legge di stabilità, "una legge espansiva", che del Jobs Act, "produce la stabilizzazione dei lavoratori". Un commento in sintonia con il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei: "Penso che lo sciopero generale sia un errore. Era un errore ieri e resta un errore oggi. Questa interpretazione di una legge di stabilità che non fa nulla e di un mercato del lavoro che precarizza, quando è esattamente il contrario, è un grande errore di analisi politica e conseguentemente di scelte politiche", spiega in liena anche con le parole del presidente della Commissione lavoro del senato ed ex ministro del Lavoro, Maurizio sacconi, che parla di "un atto masochista del sindacato". Cerca di sdrammatizzare, invece, il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi. "In un momento come questo gli scioperi non risolvono nulla ma le attività produttive sono talmente basse che gli scioperi non fanno sicuramente grandi danni", dice da Genova. Domani la parola passa alla Cisl di Anna Maria Furlan, attesa sul palco di quello che tra i delegati comincia ad essere definito come il congresso delle "congiunzioni astrali" visto l'inedito allineamento, per la prima volta nella storia della Uil, delle dimissioni di Angeletti, l'elezione di Barbagallo e la proclamazione di uno sciopero generale. Toccherà a lei spiegare il no della confederazione di via Po.
Sindacati divisi sullo sciopero. E Poletti litiga con la Uil
Fronte sindacale spaccato sulla mobilitazione generale. Fischi contro il ministro del Lavoro che diserta il palco del congresso Uil: contesto mutato LEGGI ANCHE Sciopero il 12 dicembre la Cisl si sfila Garante gela i sindacat
