Politica

Lavoro, reintegro solo per casi disciplinari

L’emendamento del governo al Jobs Act supera i veti di Ncd e minoranza Pd Per i licenziamenti economici previsto l’indennizzo crescente con l’anzianità

La riforma del lavoro sembra avviata al traguardo. Dopo un fine settimana di serrate trattative proseguite anche lunedì, la quadratura del cerchio è stata trovata. L’emendamento che il governo ha presentato in Commissione lavoro alla Camera con la riformulazione del tema dell’articolo 18, mette d’accordo Ncd e la minoranza Pd. Ora il percorso dovrebbe essere più agevole o almeno così spera il governo che in un emendamento ha previsto una procedura accelerata per la delega e i successivi decreti legislativi, che entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, e non dopo 15 giorni. Inoltre il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, è tornato a ventilare l’ipotesi della fiducia se gli emendamenti saranno migliaia e migliaia mentre il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha ribadito che «il governo ha una determinazione ferrea ad andare avanti». Ecco cosa prevede l’emendamento del governo. Innanzitutto le nuove norme saranno in vigore solo per i neoassunti e per chi cambia azienda: per tutti gli altri non cambia nulla. Il Jobs Act supera completamente l’articolo 18. Per i lavoratori licenziati ingiustamente per motivi economici, ci sarà soltanto un indennizzo economico, crescente con l'anzianità di servizio. Gli indennizzi saranno più alti per i lavoratori che rinunciano alla causa nei confronti dell'azienda. Il reintegro è limitato ai casi di licenziamenti discriminatori (cioè per motivi di credo politico, religioso o di orientamento sessuale) e ad alcune «fattispecie di licenziamenti disciplinari ingiustificati». I decreti attutativi dovranno chiarire quando un licenziamento sarà per motivi economici: andrà spiegato se le difficoltà economiche dovranno essere legate all'azienda che licenzia, oppure basterà una contrazione del mercato di riferimento. E, ancora, come si dovrà giustificare la necessità di sopprimere una determinata funzione all'interno dell'impresa. Per l'impugnazione del licenziamento sono stati stabiliti tempi certi. I controlli a distanza saranno limitati agli impianti e agli strumenti di lavoro. Complessa la questione dei licenziamenti disciplinari. Andranno indicati quali comportamenti possono essere sanzionati per evitare abusi. In Commissione è stato bocciato l'emendamento di Sel contro le dimissioni in bianco, quelle che alcune aziende fanno firmare al momento dell'assunzioni. Il calendario dei lavori della Camera prevede che la discussione si concluda il 26 novembre. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha precisato che «se le modalità, i tempi di lavoro, il numero degli emendamenti, porranno il problema di come chiudere il 26, a quel punto si valuteranno le cose da fare, ma per noi è fondamentale far partire, all'inizio dell'anno, il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, in modo che possano essere utilizzate le risorse messe nella legge di Stabilità per far crescere il numero dei contratti a tempo indeterminato». Dopo le polemiche dei giorni scorsi, Ncd ha espresso soddisfazione con Sacconi che ha sottolineato come «il governo ha indicato correttamente la formulazione concordata sull'indennizzo economico certo e crescente con l'anzianità di servizio». Per Forza Italia invece il Jobs Act «è l’ennesimo imbroglio di Renzi e il superamento dell'articolo 18 sbandierato dal governo era una finta buona notizia per il mondo dei lavoratori e delle imprese». Durante la votazione in Commissione è scoppiato il caso del M5S che ha mandando sulla tv web «La Cosa» una diretta streaming pirata dei lavori.

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