L’incorreggibile Marino convince fino a un certo punto, rilancia e poi cade in un’altra gaffe. Nel discorso all’Aula cita l’atto del Consiglio 1779 del 28/05/1996: «La delibera dice testualmente che l’avente diritto al permesso non deve necessariamente risultare a bordo dell’auto che transita nella Ztl». Eppure, questa frase, nella delibera 1779 - che modificava la precedente 183 del 16 gennaio dello stesso anno - non c’è. Le modifiche riguardavano altri argomenti. Valgono quindi le norme prescritte nella 183. Ma com’è possibile un errore così grossolano? Basta leggere il parere dell’Avvocatura richiesto dall’assessore alla Mobilità, Guido Improta dopo che era scoppiato il "multe-gate". Si chiede agli avvocati di sapere se «in forza della carica ricoperta dal sindaco, il permesso sia o meno subordinato ad una specifica richiesta dell’interessato ovvero (leggi oppure, ndr) se sia rilasciabile in via automatica su diretto impulso degli uffici». Il capo dell’Avvocatura, Rodolfo Murra, risponde alla domanda spiegando che del permesso Ztl del sindaco deve occuparsene l’Amministrazione. Non contento, però, risponde anche ad una domanda che non gli era stata posta, sul "giallo" dell’uso istituzionale della Panda rossa, e scrive: «Questo genere di permessi riporta il numero della targa in proprietà o in uso al singolo soggetto beneficiario. Dall’ultima versione del regolamento - spiega ancora lo zelante Murra parlando della 1779 del 28 maggio ’96 - è stato eliminato il riferimento (presente ad esempio nella stesura di cui alla deliberazione 183 del 16 gennaio ’96) alla circostanza che il titolare del permesso dovesse essere a bordo dell’auto». Come a dire: tranquillo sindaco, anche se non era a bordo dell’utilitaria e alla guida c’era la sua signora, ciò non pregiudica le caratteristiche istituzionali della Panda e del "permesso del sindaco" a circolare nella Ztl. Prendendo spunto dal "consiglio" del buon Murra, chi ha scritto il discorso di Marino ha tradotto la frase «è stato eliminato il riferimento» con il «dice testualmente che». Sbagliato: la 1779 non modifica quella parte, e quindi resta valida la delibera 183 che spiega, al contrario, come il titolare del permesso debba essere a bordo dell’auto. Insomma "no Marino in auto, non parti", niente auto istituzionale, niente permesso provvisorio, niente "autotutela". E le multe andavano pagate, tutte e otto. Di sicuro le prime 4, non appena fossero state notificate. Il sindaco, invece, ha deciso di pagarle già in fase di prescrizione, costringendo ora l’Amministrazione ad attivare l’"autotutela" dell’"autotutela" perché si ritroverà con «un’eccedenza in Bilancio». È sì, perché la novità è che quei 1021,52 euro pagati ma - come lo stesso Marino ha sottolineato - «non dovuti», dovranno essere rimborsati. Recarsi alle Poste e scrivere sulla causale dei bollettini il numero di verbale, è come scrivere il proprio indirizzo su una raccomandata con ricevuta di ritorno.., dei soldi. L’ufficio Contravvenzioni gli aveva notificato 4 degli 8 verbali elevati tra il 24 giugno e il 25 luglio, proprio perché la Panda rossa entrava e usciva dalla Ztl senza regolare permesso. Sono state recapitate all’Anagrafe centrale, dove Marino ha eletto domicilio. Avrebbe dovuto pagarle allora, altrimenti i suoi uffici sarebbero dovuti ricorrere al Prefetto specificando che per quei verbali era scattata l’"autotela" dopo l’inserimento di un permesso provvisorio il 12 agosto, retrodatato alla data di scadenza di quello annuale (24 giugno). Ma così non è stato. Perché? Perché il Prefetto lo avrebbe respinto. E ciò gli avrebbe procurato una figuraccia peggiore di quella provocata dal suo staff che l’ha spinto a rivolgersi ai carabinieri per denunciare la manomissione dei suoi dati, quando invece sarebbe bastato cercare meglio nel database per accorgersi che nessuno aveva toccato il suo permesso provvisorio, secondo lui sparito da un giorno all’altro. Sulle multe restano però anche altri dubbi, domanda? Se il Campidoglio mette in Bilancio anno per anno le somme destinate a pagare i permessi dei funzionari capitolini, e del sindaco, perché il nuovo permesso di Marino scade il 21 agosto 2015 invece del 24 giugno 2015? Chi paga per i due mesi, dal 24 giugno 2014 al 21 agosto 2014, durante i quali ha circolato senza tagliando? E poi: se, come dice l’Avvocatura, è il Comune a doversi occupare dei permessi dei funzionari, quanti di loro "pizzicati" dalla Ztl senza permesso erano a bordo dell’auto? Non è che anche per loro è scattata l’autotutela? E infine il divieto di sosta in via di Santa Chiara. È inutile che il sindaco ironizzi sull’«ironia della sorte» dei vigili non passati in quel momento per sanzionarlo. Il consigliere regionale Fabrizio Santori ha fatto le foto. Gentile comandante Clemente, sono su twitter, cosa aspetta a multare Marino? È stato lei a chiedere ai cittadini di fare la spia, giusto?
Altra gaffe del sindaco. Chi guidava l’auto?
In Aula sminuisce il nodo della sua presenza a bordo. Ma una delibera lo smentisce Il discorso del sindaco
