Politica

Ferro: «Ho detto no a Ncd per non subire ricatti»

La candidata di Forza Italia e Fdi-An

La sfida resta proibitiva. Ma nelle ultime settimane Wanda Ferro, candidata di Forza Italia e Fdi-An alla presidenza della Calabria, ha percepito che qualcosa stava cambiando. Il segno più tangibile è stato l’appoggio incassato da Pippo Callipo, l’imprenditore che nel 2010, con la sua candidatura «di rottura» appoggiata da Idv e Radicali, ottenne il 10% dei consensi e fu determinante per la sconfitta del centrosinistra. Ma la ragione principale della possibile rimonta, spiega lei, è che «la gente ha percepito che più di un programma, noi stiamo proponendo un nuovo modo di fare politica». Wanda Ferro, all’ottimismo fanno da contraltare i sondaggi che danno avanti il candidato del Pd Oliverio. «Quelli in mano nostra ci danno solo 1-2 punti indietro. Ce n’è un altro, commissionato dal Pd, che è totalmente inattendibile, al punto da dare Ncd e Udc all’8% e il centrosinistra al doppio del centrodestra. Io credo che il margine si stia riducendo: la partita è aperta». Non sarebbe stato meglio trovare l’accordo con i centristi? «Io ho voluto affrontare una sfida coraggiosa, quella di scendere in campo solo con tre liste. Avevo lanciato la stessa sfida al centrosinistra, ma non è stata accettata e loro hanno messo in campo 8 liste che rappresentano un cinquantennio di vecchia politica calabrese. Invece io credo che l’unica vera discontinuità possibile con un regionalismo che ha fallito la sua missione sia avere le mani libere. Già nel 2008, da candidata alla Provincia di Catanzaro, dissi di no all’Udc. Perché la politica non è un traghetto, un mercatino nel quale si parla di volta in volta col centrodestra o con il centrosinistra. Vincere mettendosi sulla barca tutti non mi piace. Per me vale il "né padrini né padroni"». Come spera di arginare l’avanzata del Pd renziano? «Beh, quello calabro non è il Pd renziano. Anzi, credo che il premier avrà molta difficoltà a farsi vedere insieme a chi rappresenta proprio l’idea che lui voleva "rottamare". Hanno candidato Oliverio che è già da 40 anni nelle istituzioni ed è stato 4 volte parlamentare. Per non parlare di tutti quelli che lo fiancheggiano, dall’ex governatore Loiero a Fuda a Bova». Con lei si è ricompattata una parte di centrodestra. Uno schema replicabile anche a livello nazionale? «Il nostro è un popolo che non ama le scissioni e noi ultimamente ne abbiamo vissute troppe. Ma il vero laboratorio che deve partire dalla Calabria è lo scatto d’orgoglio verso una politica di qualità che non sia solo l’occupazione di poltrone e la creazione di sottogoverni per sistemare i vecchi "trombati". Una politica che dia risposte e crei comunità umane intorno a un progetto serio». Di quali risposte ha bisogno la Calabria? «Di normalità e regole. Di politiche coraggiose in grado di contrastare le eterne emergenze di sanità e rifiuti. Di investimenti, come i 5 miliardi che arriveranno entro il 2020 dall’Europa e che dovranno servire per contrastare la disoccupazione, vero cancro di questa terra. E infine di impegno nel rifondare l’ente Regione. Tagliando gli sprechi e migliorando la burocrazia. Le persone vanno scelte non per la tessera ma per la qualità professionale. Solo così l’indirizzo politico può tramutarsi in azioni concrete». Conviene amministrare un ente locale in questo periodo di risorse scarse? «La convenienza è poca. Ma se non si è disposti a cambiare le cose è inutile rimanere a vivere in questa terra. A Catanzaro, dove ho governato, siamo riusciti a rendere la provincia un’eccellenza dell’arte contemporanea con l’apertura di vari musei. E abbiamo costruito le scuole più sicure d’Italia. L’obiettivo è dotare la Calabria di quello che in altri posti è normale. Per questo il mio slogan è "Calabria, diventa ciò che sei"».

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