Verrebbe da urlare «aridatece Tito», almeno con il sanguinario dittatore dell’ex Yugoslavia, quando gli stati balcanici erano uniti, le partite si giocavano regolarmente. Serbi o croati il risultato non cambia: fumogeni in campo, bombe carta, partite interrotte, centri delle città a ferror e fuoco. Il 12 ottobre 2010 a Marassi l’animale serbo Ivan Bogdanovic arrampicandosi sulla rete di protezione aveva chiuso i giochi dopo pochi minuti Stavolta con la Croazia è finita in pareggio (1-1) una sfida dominata dagli ospiti e dalle nefandezze dei propri tifosi. Partita interrotta due volte con l’arbitro che, nel secondo caso, rimanda le squadre negli spogliatoi. Poi si riprende per fortuna, sotto gli sguardi allibiti dei bambini che a centinaia la Federcalcio aveva richiamato allo stadio. La serata era cominciata bene, Milano ribolliva d’entusiasmo, in sessantamila avevano cantato l’inno come ai bei tempi. Ma le bombe carta e i fumogeni lanciati in campo per festeggiare il pareggio di Perisic (con papera di Buffon) dopo l’iniziale vantaggio di Candreva, hanno annunciato lo scempio finale. Tristezza.
Con Tito almeno si giocava a calcio
di Luigi Salomone Verrebbe da urlare «aridatece Tito», almeno con il sanguinario dittatore dell’ex Yugoslavia, quando gli stati balcanici erano uniti, le partite si giocavano regolarmente. Serbi o...