Politica

Renzi e la paura di una rivolta come nelle banlieue parigine

Il premier teme la saldatura tra sinistra, antagonisti e sindacati

Che fine ha fatto Matteo Renzi? Da giorni, da qualche settimana, il premier centellina le uscite pubbliche. Poche passeggiate e pochi tuffi nella folla. L’ultimo di una certa rilenza è stato quello del 4 novembre, subito dopo la Festa dell’Unità d’Italia: un bel caffè in Galleria Sordi. Fuori del palazzo ha evitato di affrontare luoghi aperti, dove potevano nascondersi contestatori. Ma soprattutto la gestione del premier è stata tutta a contenere la piazza. A fare di tutto per evitare che si infiammi, che una semplice scintilla diventi un incendio. È successo così all’indomani degli scontri davanti all’ambasciata tedesca con le cariche che hanno coinvolto manifestanti della Fiom. Il giorno dopo il premier si è affrettato a invitare una rappresentanza dei metalmeccanici Cgil per cercare di stemperare gli animi. E così è accaduto anche con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, appena due giorni fa, quando ha convocato subito il prefetto di Roma per esaminare la situazione di Tor Sapienza. Da più tempo forze dell’ordine, esperti in sicurezza e persino i sondaggisti si mostrano preoccupati dal fatto che non riescono a tenere sotto controllo vasta parte della popolazione. C’è grande esasperazione che potrebbe esplodere. Si tratta di forme di protesta che non vengono canalizzate attraverso organizzazioni come i sindacati o i partiti o anche addirittura i gruppi estremistici. È una rabbia che è fuori dai soliti schemi e quindi meno controllabile. Renzi lo sa e se ne tiene alla larga. Come si è tenuto alla larga dalle città alluvionate come Genova o dalle altre zone colpite in questi giorni. Ha cambiato comunicazione e cerca adesso di contenere la contestazione. Una scelta che ha finito per produrre anche degli effetti politici visto che il presidente del Consiglio si appresta a modificare il testo del Jobs act affievolendo ancora la parte che riguarda l’articolo 18. Non è solo un’apertura alla sinistra interna al suo partito; è anche un tentativo di smorzare la tensione che va crescendo per i motivi più vari. Crisi economica ed esplosione dei reati che creano maggiore allarme sociale come furti, rapine e furti in appartamento sono stati due elementi che, sebbene siano connessi, sono stati sottovalutati dal premier e dal ministro dell’Interno visto che nelle ultime settimane si sono concentrati prevalentemente su legge elettorale o unioni di coppie gay. Ora il rischio che corre l’Italia è di ritrovarsi di fronte a un fenomeno simile a quello della rivolta delle banlieue che infiammò la Francia nel 2005, anche se la radice stavolta è più forte e si annida nella crisi che si sta mangiando anche la middle class.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.